venerdì 18 luglio 2014

Oltre il gesto la luce, quando la scienza si fa arte




Ancora oggi capita, non di rado, di incappare nello stereotipo dell’artista[1]: egli è, così si dice, un essere che vive in un suo mondo di fantasia isolato, impegnato in qualcosa di “vagamente artistico” e culturale ma ben lontano dalle logiche razionali che regolano il mondo, il contesto sociale, le leggi e i teoremi scientifici.
Nulla di più falso.

L’artista è da sempre un tecnico altamente specializzato che possiede le più profonde conoscenze scientifiche, ovviamente in relazione al suo tempo, e sa tradurre l’idea, quella metafisica e mentale, in un qualcosa di tangibile grazie alla sua straordinaria manualità.
Gli artisti sono uomini, o donne, che in casi di eccellenza insuperata possono essere considerati a pieno titolo geni, basti pensare alla stagione felice del Rinascimento Italiano con Michelangelo e Leonardo in testa, ma l’elenco è ben lungo.

L’artista è colui che possiedeun’arte[2], o meglio una τέχνη[3], una tecnica, ossia il saper fare artigianale e la maestria professionale miscelate ad un sistema complesso di saperi e conoscenze.
È, quindi, colui che è capace di creare un prodotto artistico bello e in grado di generare la sublimazione attraverso un complesso concetto di gusto, ma che, al contempo, conosce i materiali, i metodi di lavorazione e possiede un vasto bagaglio di conoscenze pratiche e scientifiche che gli permettono di realizzare il prodotto finito.

In questo orizzonte primigenio dove l’artĭfex è l’artista tecnico che genera l’arte attraverso la conoscenza tecnologica si colloca Luciano Maciotta, un ingegnere che partendo dal suo bagaglio formativo scientifico trae ispirazione per realizzare il suo percorso artistico, fondendo l’essenza dei due mondi, sovente considerati in antitesi, attraverso un percorso cognitivo saldamente legato all’arte più pura.
Il know how e il knowlegde propri di un ingegnere sono la base di partenza e il punto di forza tecnico scientifico che si fondono nell’idea artistica tout court, per giungere oltre i confini di uno spazio finito dialogando con l’elemento luce, che gioca fra quella naturale dell’ambiente espositivo e quella artificiale creata dai LED che riplasmano la loro essenza funzionale in vibrante forma artistica.

Maciotta muove i suoi primi passi nel mondo dell’arte contemporanea ispirandosi al concetto di estroflessione[4] proprio del famoso gruppo che diede vita alla rivista e alla galleria battezzate Azimuth. attorno alle quali ruotarono le figure di Enrico Castellani, Piero Manzoni, Lucio Fontana e Agostino Bonalumi.
L’esigenza di uscire dalla bidimensionalità di un supporto classico, con tridimensionalità di consistenze diverse capaci di rendersi vive, l’ha portato a prediligere i LED come elemento-luce interspaziale entro ed oltre il quadro.
Così scomposizioni di forme geometriche e algebricamente quantificabili, tracciate su monocromie intense o su pochi colori in contrasto, si trasformano in nuovi percorsi artistici grazie alla luce di una profondità dinamica tendente ad un infinito, mai completamente ignoto ad un uomo di scienza.

In una video intervista[5] Maciotta dice che “l’uso dei led gli permette di dipingere con la luce come se fosse un pennello ideale”, che scivola negli spazi di chiaro scuro entro un tempo limitato; il LED non garantisce l’eternità, ma, metaforicamente, rappresenta il percorso di conoscenza umano, che partendo da un punto base assodato cresce, si muta e si trasforma all’infinito, definibile con la durata stessa della razza umana sul nostro pianeta.
La tecnologia, la scienza, i saperi tecnici di Maciotta sono l’elemento distintivo della sua arte e dei suoi percorsi creativi che trasformano la meccanica, la cinetica e la funzionalità dei singoli componenti in un oggetto iconico artistico mai disgiunto dal suo essere elemento culturale a tutto campo, capace di docere et delectare senza i filtri della scolastica.









B. Saccagno



[3] τέχνη(téchne), tecnica, arte, mestiere, abilità.
[4] L’estroflessione è una forma espressiva che permette di creare una dilatazione spaziale oltre il supporto artistico, principalmente monocromatico, attraverso una serie di accorgimenti tecnici che creano un contrasto di luci ed ombre che dona profondità spaziale alla bidimensionalità. In medicina è il ripiegamento di un organo o di un tessuto verso l’esterno
[5] Luciano Maciotta "Oltre il gesto la Luce " Ritratto dell'autore - Realizzato da NoIdea studio a cura di Giuseppe Calandriello. 2011 http://www.youtube.com/watch?v=YkcoFyn7MPo