venerdì 18 luglio 2014

IVA e i consumi




Oltre il limite del paradosso è stato dichiarato che non sarebbero aumentate le tasse ma l’IVA sarebbe cresciuta di un punto percentuale.

Se è pur vero che una sottile differenza fra tassa ed imposta[1] esiste, ossia la prima è dovuta solo se si usufruisce di  un servizio fornito da un ente pubblico, mentre la seconda è “l’espressione classica del potere di imposizione, in quanto per la sua struttura semplice può essere riferita a ogni tipo di presupposto economico ed essere utilizzata secondo ogni esigenza politica o economica del paese.”[2], si possono ascrivere alla medesima categoria: “tributi” da versare allo Stato.
L’imposta, poi, è più incisiva di una tassa, poiché viene pagata obbligatoriamente da tutti i consumatori, e qui ritorniamo all’IVA, l’imposta sul valore aggiunto, che ricade su ogni singola operazione che regola la nostra vita di consumatori, tutti i giorni, per tutta la vita.

Infatti l’IVA tassa il consumo di beni e servizi a tutti i livelli, con una piccola differenza, i soggetti passivi di diritto, genericamente, non sopportano il costo dell’IVA, perché viene scaricata in vari passaggi, i consumatori finali, invece, se ne accollano, senza possibilità di scampo, tutto il costo finale, qualunque sia l’entità dell’acquisto[3].
Da questo si può dedurre che l’IVA è un’impostaindiretta, ossia è automaticamente parte del costo totale di un prodotto o di un servizio che il consumatore finale va ad acquistare, senza la possibilità di detrazione alcuna.

Di fatto è il valore aggiunto che il bene o il servizio in questione acquista ad ogni passaggio, dalla sua forma primaria sino alla vendita al dettaglio, aggiungendo un valore, che nella filiera dei soggetti passivi viene scaricato, sino ad arrivare all’ultimo anello che si accolla tutto il valore aggiunto al costo d’acquisto[4].
Aumentando di un punto, che, a prima vista, pare una piccola inezia, in realtà si accresce in automatico a dismisura il costo della vita paralizzando di fatto i consumi, e di conseguenza l’economia, in trasversale, dalla cima alla valle.
Colpendo i beni primari e tutti i servizi che sono necessari per una vita dignitosa si va, di fatto, a contrarre la quantità disponibile di denaro per l’acquisto di beni secondari e per il risparmio, molto spesso accumulato in vista di spese di maggiore importanza.
Meno denaro significa meno consumi e questo genera un effetto a valanga che travolge anche tutti i produttori di beni e servizi.
Questi sono costretti a contrarre la produzione e ad aumentare il costo finale che il consumatore non è più in grado di sostenere e, così facendo, di fatto, si paralizza il sistema economico, con risultati ben lontani dal positivo.

Aumentando di un punto percentuale l’IVA ben difficilmente si arriverà a raggiungere una quota consistente del gettito ipotizzato per l’introito dello Stato, così come non si favorirà la circolazione della moneta né la rimessa in moto del sistema produttivo nazionale.
Da sempre si chiede un sistema che permetta uno scarico parziale dell’IVA anche per il consumatore finale ma, senza arrivare a questo, sarebbe più semplice ridurre i punti percentuali a vantaggio dei consumi, come richiedono, per altro a gran voce, i consumatori e le imprese stesse; con prezzi più bassi, pur con salari senza adeguamenti al costo della vita attuale, si aumenterebbe di fatto la capacità di spesa dei cittadini e si ridurrebbe il costo dell’acquisto delle materie prime e del lavoro per i produttori.

Concretamente se lo stipendio rimane fisso, o peggio se si perde il lavoro senza possibilità di reintegro, ma tutto ciò che alimenta l’esistenza quotidiana aumenta di un punto percentuale i cittadini si vedranno costretti a contrarre i consumi, a richiedere maggiori sostegni al reddito o a non riuscire a mantenere fede ai pagamenti e questo ricade pesantemente sulle vendite e sulla produzione.
Su periodi medi e lunghi diventa un sistema insostenibile che si inceppa per poi rompersi definitivamente, generando una spirale negativa senza uscita.










B. Saccagno


[1] Voce Tassa e Imposta, Enciclopedia Treccani Online
[2] Da voce Imposta, Enciclopedia Treccani Online
[4] Esistono prestazioni non soggette ad IVA o non imponibili, così come aliquote IVA di  minore entità, ma sono casi più circoscritti e non incidono quanto l’aliquota ordinaria del 21% sul costo della vita quotidiana. Vedi