venerdì 18 luglio 2014

Cluster




Cluster è una parola di origine inglese che significa “Gruppo”, un insieme individuabile per caratteristiche comuni, un’aggregazione di elementi omogenei dentro un cerchio circoscritto.

Siamo ormai abituati a vederci racchiusi in caselle uniformanti nel nostro essere animali sociali (per la scuola, le tasse, il reddito, etc), e non ci prestiamo più la dovuta attenzione .
Ognuno di noi è, spesso senza rendersene nemmeno conto, un piccolo tassello nel puzzle di un cluster di mercato, quei recinti virtuali a cui attingono sapientemente il marketing e la pubblicità per creare nuovi bisogni e per indurci a consumare senza ritegno “qualsiasi prodotto design around us”.

Il sistema è in sintesi questo: si analizzano i tanti tipi di consumatori, con una cluster analisys, per arrivare alla valorizzazione degli elementi in comune che individuano un target specifico.
I target vengono isolati e studiati in dettaglio per individuarne i nuovi bisogni, creando campagne pubblicitarie ad hoc.
Noi diamo gli input, veniamo analizzati dando traccia dei nostri gusti, degli stili di vita e delle nostre inclinazioni di consumo, così i nuovi bisogni riscontrano il nostro gusto e, attraverso un processo subliminale, ci ritroviamo a non poterne fare a meno.  
In questa semplificazione estrema del processo si può restare spiazzati, perché il ruolo del consumatore finale, in sintesi noi, tutti noi, è tendente al passivo, con autonomia decisionale fortemente diretta a livello inconscio.
Però, pure analizzando in dettaglio il sistema, il risultato non cambia.

Se date un’occhiata a Sinottica, l’indagine comportamentale dei target di consumo, dell’Eurisko, e guardate le sue mappe con gli identikit dei macro insiemi dei consumatori tipo scoprirete che nessuno vi sfugge del tutto, piuttosto inquietante, decisamente da Big Brother.
Attraverso indagini multilivello e strumenti ad hoc si studia la psicografia, termine dalla fonetica zoppicante, per mappare il contesto sociale dei potenziali consumatori e i loro comportamenti (chi sono, cosa vorrei, cosa vorrei essere, cosa sogno, cosa mi piace, etc).
I dati vengono aggregati in mappe a scala di dettaglio differente, dal macro, la grande mappa ossia una griglia a quattro direzioni più generica, al micro, così incrociando le coordinate si possono individuare sottoinsiemi precisi a cui rivolgersi.
Un sistema ben congeniato ed efficace, dal quale non è automatico e semplice uscirne con consapevolezza, anche perché siamo noi stessi, o meglio la fascia di consumatori campionata attraverso interviste, a fornire le chiavi di lettura idonee per colpirci.

Fondamentalmente nulla di scorretto, però, in questo modo caschiamo più facilmente nella rete del consumatore uniformato, sottovalutando, o riducendo, la nostra facoltà di analizzare attentamente la qualità del prodotto con criticità, isolando le caratteristiche peculiari del prodotto dal packaging estetico e pubblicitario e soffermandoci sulla sua utilità reale.
Il consumatore ha un ruolo primario nel mercato, senza di esso non potrebbe esserci un commercio di prodotti, beni e servizi a soddisfazione di un bisogno. Oggi è sempre più relegato ad animale da consumo, il pollo da spennare sino all’osso, quando non avrà più capacità di spesa verrà relegato nella casellina grigio nera “non necessario”.

Proprio per il suo ruolo centrale, ogni singolo consumatore dovrebbe sentirsi in dovere di conoscere queste strategie subliminali per evitarle, o, almeno, essere consapevole della loro esistenza, così potrebbe scegliere un meccanismo di consumo basato sulla cultura, ossia la conoscenza della qualità, intrinseca ed estrinseca, del prodotto in rapporto al suo prezzo e al beneficio reale che ne ricaverà.
In tempi di crisi, dove le attenzioni sono rivolte non alla crescita del sistema economico per il miglioramento della qualità della vita bensì allo spremere all’osso i cittadini, è necessario rispondere con la cultura, con la conoscenza dei sistemi e degli ingranaggi.
La consapevolezza ci costringe a fermarci ad approfondire, scardinando di fatto un automatismo subliminale che dura da tempo.

Oggi non ci sono scuse alcune per non conoscere, non sapere, perché comprendere è uno dei tanti modi per cambiare l’ordine precostituito con razionalità, senza rivoluzioni né stravolgimenti, semplicemente usando il cervello.









B. Saccagno