mercoledì 16 luglio 2014

Intervista a Luciano Maciotta




Artista



Hai un passato professionale da ingegnere e ricercatore in campo scientifico e tecnologico ed un presente da artista.
Quando e come è nata la scintilla che ti ha fatto scegliere di diventare un artista a tempo pieno?

«Non c’è stata una data precisa ma semmai si è trattato di un continuo processo evolutivo.
Io sono un creativo a cui piace troppo lavorare con le proprie mani, rimanendo sempre aggiornato su ciò che scienza e tecnologia introducono di nuovo.
Da giovane costruivo modelli di navi che facevo navigare all’Idroscalo di Milano ed aerei radioguidati che facevo volare al campo volo Mach Aurora di Trucazzano.
Semmai vorrei ricordare due date significative di questo percorso: quando mi sono laureato nel 1967 la scienza aveva annunciato qualche anno prima la scoperta dei LED e da ricercatore avevo intuito che enorme potenziale questa scoperta avrebbe avuto e ho deciso di tenermi sempre aggiornato sul suo sviluppo tecnologico e commerciale, che ha richiesto però una trentina di anni dalla sua scoperta.
Un’altra data è il 1975 quando come responsabile del laboratorio Altissime Tensioni ho preso coscienza della rivoluzionaria installazione LightingField di WalterDe Maria nel New Mexico, in cui l’artista faceva danzare quelle scariche elettriche dei fulmini che io riproducevo in laboratorio.
Purtroppo la mia attività professionale di ingegnere non mi lasciava molto tempo da dedicare all’arte ufficiale, che fino all’inizio del 2000 è rimasta il mio “giardino segreto”.
È solo in tale occasione che, su suggerimento di alcuni amici operatori del settore, mi hanno convinto  a portare a conoscenza il mondo dell’arte dei miei lavori».

Dici durante una tua intervista “Dipingere con la luce, comefosse un pennello ideale”: perché per te la luce è il centro focale della tua arte?

«La luce è la vita ed è energia pura.
Senza di essa non potremmo percepire il mondo che ci circonda ed i suoi colori.
La ricerca sulla luce nell’arte è stata portata avanti dai più grandi maestri attraverso l’uso appropriato dei colori e delle tecniche di applicazione.
La mia sfida era di usare la luce in sé e per sé come un linguaggio espressivo assolutamente nuovo e far sì che si potessero rappresentare segni e forme di luce nei quadri e volumi e forme spaziali di luce nelle sculture.
Così facendo ogni opera attraverso la luce artificiale contenuta al suo interno ha un suo valore anche in assenza della luce artificiale esterna e variabile in funzione delle condizioni di luce esterne.
Miscelare la luce come si miscelano i colori nelle tradizionali tavolozze, realizzando al suo posto una tavolozza elettronica».

I LED sono l’elemento chiave delle tue opere.
Introflessioni ed incursioni luminose sulle e nelle materie che utilizzi come supporto.
Perché hai scelto i LED e qual è il valore aggiunto, in chiave tecnologica e creativa, che apportano al tuo percorso artistico?

«L’incontro con il LED è stato fra i più felici.
Riflettendo sulla qualità tradizionalmente bidimensionale della pittura e, per contro, sullo sforzo compiuto dai pionieri delle avanguardie, e soprattutto delle neoavanguardie, di superare la dimensione conclusa e rigida della superficie in direzione di uno spazio ulteriore che però, al tempo stesso, non fosse arbitrario e non smentisse la natura profonda e la ragion d’essere della pittura, a fine anni ‘60 mi sono imbattuto in questo dispositivo: piccolo, leggero, affidabile, efficiente, durevole, economico, colorato che, come è noto, sfrutta le proprietà ottiche di alcuni materiali semiconduttori per produrre fotoni, quindi luce.
Il LED (all’anagrafe Light Emitting Diode), inoltre, è uno strumento pieno di fascino e di risorse: nei suoi  48 anni di vita è cambiato molte volte, ha acquisito flessibilità, colori, effetti dinamici, capacità plastiche. Niente di rigido, insomma, ma piuttosto un campo aperto, sperimentale in sé stesso.
Supportate da un corredo di piccole batterie, le mie tavole infatti irradiano luce in modo  per un arco temporale calcolabile intorno alle 100.000 ore, circa 30 anni con un impiego di circa 10 ore al giorno, l’attuale vita di un LED.
Non ho sostituito il tubetto dell’olio o dell’acrilico con il LED colorato, ma ho pensato a come integrare forma e tecnica tradizionale con quello dello spazio e quella valenza ulteriore costituita appunto dalla luce non rappresentata ma “vera”: così, dopo aver opportunamente posizionato i miei semiconduttori sul retro di una tavola di legno attentamente tagliata in modo da ottenere un adeguato gioco di linee o di punti e di spazi, intervengo applicandovi una “pelle”, cioè un rivestimento di tessuto colorato di vario colore, spessore e natura.
Il tessuto, garza o seta, fibra sintetica o naturale, o la iuta o il velluto offrono velature e contrasti completamente differenti uno dall’altro, essi velano ma, al tempo stesso, devono offrire supporto ad uno strato ulteriore, benché non materiale, che è quello del disegno».

La tua arte è frutto di ricerca e sperimentazione costante.
Un mix indissolubile ed affascinante fra Arte e Scienza, in un continuo gioco di conoscenza e viaggio fra luci ed ombre attraverso l’estetica della luce, che diventa la porta, lo stargate da attraversare per scoprire altri scenari, oltre il consueto, e nuovi punti di osservazione.
Vuoi raccontarci gli elementi salienti del tuo processo creativo e come nasce l’ispirazione che ti porta alla realizzazione di un’opera?

«Le fasi attraverso cui un’opera (quadro o scultura) viene creata sono:


  • la nascita dell’idea;
  • il progetto preliminare;
  • la realizzazione di modelli nelle varie fasi per arrivare ad ordinare i materiali adeguati per realizzarla;
  • infine il progetto esecutivo attraverso il quale nascerà poi l’opera, la cui realizzazione richiede dai 20 ai 30 giorni interamente dedicati.
Il lavoro è quello tipico dell’Arte Programmata, perché dall’inizio devo avere in mente il mio obiettivo, cosa mi servirà per raggiungerlo e attraverso quali procedimenti.
Quanto all’ispirazione, questa nasce dall’osservazione attenta di tutto ciò che mi circonda in natura e nella mia vita quotidiana e dalla ricerca sempre più raffinata che prende spunto dal mio bagaglio di conoscenze tecnico scientifiche, riprodotte con la fantasia e lo spirito di quel momento».

Fra i tuoi progetti artistici c’è uno molto interessante dedicato all’Energia.
Un percorso sperimentale che traduce in arte concetti molto semplici ma di grande importanza:

  • ri-percorrere le tante possibili strade per produrre energia in modo sostenibile ed alternativo;
  • ri-vedere la storia dei brevetti per trovare nuovi spunti;
  • ri-portare alla luce conoscenze e tecnologie del passato, ri-visitandole con occhi nuovi;
  • ri-partire dalla sperimentazione scientifica tramutandola in arte pura.
Un progetto interessante ed ambizioso che ti ha messo in contatto con Eunomica, innescando nuove spinte per la ricerca e la cultura, anche economica, con l’obiettivo di riaprire il dialogo sul concetto stesso di Energia.
Un percorso di ampio respiro che si irraggia dai 4 elementi naturali fondamentali per la vita sulla terra, vorresti disegnarci nel dettaglio di cosa si tratta?

«È molto importante oggi riportare l’attenzione sul concetto stesso di Energia e sulla possibilità di catturare quella liberamente disponibile in natura, aprendo un dialogo costruttivo attraverso l’arte e dimostrando che Arte e Scienza devono promuovere un nuovo processo di presa di coscienza, di conoscenza e sperimentazione su temi fondamentali per il futuro del pianeta.
Dei quattro elementi naturali alla base della vita umana(Aria, Acqua, Fuoco e Terra) e con l’esclusione del Fuoco, oggi più che mai usato per produrre energia con consumo di materia, la mia attenzione è rivolta all’Acqua (il mare in particolare) attraverso il riutilizzo delle celle a Coronadi Tazze di AlessandroVolta, all’Aria con il progetto Electricitas captando con palloni ad elio l’energia disponibile nell’atmosfera terrestre, e la Terra attraverso i suoi prodotti (limoni, patate etc)».


Qual è il ruolo dell’Artista oggi?

«Con pochissime eccezioni nella società moderna il ruolo dell’artista è sempre più marginale sia perché ha come interlocutore un’opinione pubblica sempre meno capace di ricevere i messaggi che l’artista vuole trasmettere, sia per il recente ed incredibile sviluppo del mercato.
Al desiderio dell’artista di ricevere dal suo lavoro il giusto riconoscimento per il suo sostentamento, si è sostituito il desiderio di guadagni rapidi e consistenti, che lo hanno costretto a soffocare l’emozione ed il sentimento in una società in cui tutto è destinato al consumo.
L’artista oggi non cerca più l’emozione ed il sentimento, ma qualcosa di “nuovo” che gli permetta di emergere dalla mediocrità generale.
Oggi la ricerca dell’artista comporta la sua capacità di integrare il linguaggio tecnico, economico e quello creativo, abbinati alla capacità tecnica, organizzativa e di comunicazione».

In tempi di crisi, sia economica che culturale, qual è lo stato dell’arte contemporanea nel nostro paese?

«Anche l’arte contemporanea è in forte crisi, aggredita dalla mancanza di veri valori, dalla mediocrità instillata dai media attraverso l’esaltazione “dell’apparire” e non “dall’essere”, dalla carenza di professionalità nel “saper fare”, e nel non essere consapevoli che il sacrificio personale estremo è l’unica via per raggiungere quella perfezione oggi necessaria per elevarsi al di sopra di un mercato che è globale e dove, quindi, l’ambiente in cui si opera non è più il proprio paesello, ma il mondo, complesso in tutte le sue sfumature.
Questo discorso ormai si è allargato a quasi tutti gli operatori del settore: artisti, galleristi, mercanti, curatori, direttori di musei, collezionisti etc., tutti molto più preoccupati nel fare “cassetta” che di dedicarsi anima e corpo a fare il loro mestiere alla ricerca della perfezione.
Credo che l’arte contemporanea italiana necessiti di un “Ritorno all’Ordine” dopo il caos attuale in cui versa».

Parlando di Energia, il contemporaneo sembra aver cristallizzato l’Energia creativa e propositiva, la voglia di sperimentare e di costruire, scegliendo altri percorsi, diversi da quelli assodati e, ormai, obsoleti che, di fatto, non hanno dato grandi frutti.
Spesso l’entusiasmo verso nuove idee è grande ma poi si blocca al primo “tornello” perché è preferibile il cammino noto a quello ignoto, o “differente”.
In base alla tua personale esperienza qual è il pensiero in merito?

«Credo che tu abbia fatto una sintesi molto precisa in merito.
Ma io non demordo e vado avanti per la mia strada». 











B. Saccagno