mercoledì 16 luglio 2014

Intervista a Giorgio Ginori




Presidente e Direttore Artistico de L’Isola del Cinema      



Ci vuole raccontare in breve cos’è e com’è nata L’isola del Cinema?

«L’Isola del Cinema nasce nel 1995 come evento cinematografico estivo in quella che è la straordinaria sede dell’Isola Tiberina, simbolo di storia e tradizione, luogo riconosciuto come Patrimonio artistico dell'Umanità.
Negli anni l’evento si è configurato sempre più come un prestigioso “Salotto di Cinema” che durante i mesi estivi rappresenta un punto d’incontro privilegiato in cui veder circolare nuove idee e proposte, attraverso anteprime, concorsi, lezioni, premi e riconoscimenti.
L’isola del Cinema è anche un luogo dove trovano spazio eventi dedicati all’interazione tra il Cinema e le altre arti, come la Letteratura, la Poesia e la Musica.
Il “Nuovo Cinema” italiano insieme ad anteprime e inediti provenienti dall’estero per avere sempre un occhio attento sulle migliori opere della stagione e mantenere uno sguardo più ampio sulle produzioni degli altri paesi in campo cinematografico».

L’Isola del Cinema è giunta alla XVIII edizione, con un cammino in crescendo, quali sono gli ingredienti fondamentali per accrescere il proprio successo sul pubblico, anche in tempi di crisi come questi?

«Sicuramente quello che rende L’Isola del Cinema un appuntamento tanto amato dal pubblico (che da ormai 18 anni scende su “L’Isola” per trascorrere una serata all’insegna del cinema in un’atmosfera elegante e glamour) consiste nella molteplicità di spazi e ricchezza di appuntamenti. 
Le proiezioni nel maxi schermo dell’Arena, una sala all’aperto capace di accogliere circa 500 persone, grande palcoscenico che propone anteprime e inediti internazionali  insieme ai principali film della stagione.
E poi il CineLab, una sala da 100 posti, dove apprezzare le novità del cinema italiano ed internazionale.
Infine, un altro interessante spazio è lo Schermo Tevere, riservato al cinema indipendente e ai documentari, senza dimenticare un piccolo “villaggio” in cui i giovani possono avvicinarsi ai “Mestieri del Cinema”».

Il vostro festival bandisce un concorso internazionale di cortometraggi, per giovani filmmaker, dedicato alle metropoli, ai centri urbani in tutte le loro sfaccettature: quali sono i motivi che vi hanno portato a scegliere l’oggetto “città contemporanea” per il vostro concorso?

«Siamo partiti con l'idea di vedere le Urban Islands come luoghi della mente, universi metafisici, guizzi di genialità in una realtà talvolta anonima e grigia.
Tale immaginario legato al tema della città ha generato questo progetto che fa parte integrante del festival internazionale L'Isola del Cinema.
Per questo concorso siamo stati ispirati in particolare da due grandi maestri della cultura cinematografica, Wim Wenders e Italo Calvino.
Sono di Wenders le parole: "Il Cinema è il figlio prediletto delle metropoli: nasce a fine '800, nello stesso periodo in cui sorgono le prime città. Tutt'e due crescono insieme, parallelamente. Il Cinema oggi riflette, meglio di qualsiasi altra forma d'arte, la metropoli e i suoi abitanti".
Nel progetto de L’Isola, giunta ormai alla sua XVIII edizione, c’è anche l’intenzione di proporre Roma come grande capitale di Cinema che accoglie le città del mondo, attraverso un secondo concorso a livello internazionale City Scape che riunisce le foto provenienti dalle varie capitali del mondo per una selezione di opere da esibire in una mostra durante tutto il periodo de L’Isola del Cinema, dal 14 Giugno al 02 Settembre 2012».

Nella vostra sezione Cinema Italiano dite “Promuovere il Cinema Italiano è il primo obiettivo de L'Isola del Cinema, realizzato attraverso la scelta di pellicole di qualità…”, quanto sono importanti i festival per la conoscenza del cinema di qualità, per le opportunità che offrono ai giovani talenti di farsi conoscere e apprezzare e per la diffusione di pellicole scarsamente presenti nella grande distribuzione?

«I Festival non solo sono importanti ma necessari dal momento (in cui) che molte opere di valore restano nel circuito dei film indipendenti e non vengono distribuite.
Se negli anni mi sono impegnato pienamente nel portare avanti questo progetto, che vuole dare spazio e nuovo impulso alla creatività dei giovani, è proprio perché ritengo che sia importante dare loro nuovi canali e nuove occasioni in cui manifestare la passione e il talento cinematografico.
L'Isola del Cinema è anche una factory, laboratorio di creatività e cultura, dove trovano spazio molte iniziative e proposte.
Dall'idea di portare il Cinema in un viaggio tra la cultura italiana e spagnola è nata ad esempio Una Nave di Libri e Cinema, dove abbiamo inserito una rassegna di Cinema nella mini-crociera da Roma a Barcellona.
Siamo stati promotori anche di un'iniziativa che ha portato il Cinema negli ospedali, con l'evento “Il Cinema in Ospedale, che ha voluto portare intrattenimento e sollievo attraverso la proiezione di opere cinematografiche adatte al contesto.
Presenteremo altri progetti di questo genere anche durante l'edizione de L'isola del Cinema 2012».

Lei è direttore artistico e presidente de L’isola del Cinema, incarichi di responsabilità che richiedono grande professionalità, quali sono, secondo lei, i “fattori x” che bisogna possedere per guidare il timone portando al successo un evento così importante?

«Per realizzare un Festival di Cinema bisogna mettere in campo diverse forze: amare fortemente il Cinema e correre il rischio di essere un imprenditore culturale, intendersi di organizzazione eventi, di marketing e tutto ciò che riguarda la Comunicazione.
In una sola parola è necessario essere esperti di imprenditoria culturale.
Tutte caratteristiche imprescindibili per tenere ben salde le redini di un progetto di Cinema, complesso come quello de L’Isola.
È molto importante anche poter contare su un team di persone che amano il cinema e apportano al progetto un contributo importante con la loro professionalità.
Nel mio caso posso avvalermi di ragazzi preparati ed intraprendenti, come anche di professionisti di più lunga esperienza.
Per concludere è indispensabile anche una grande passione per tutto ciò che il Cinema rappresenta, la nostra storia, il nostro passato e futuro. Un’arte che in Italia negli anni’60 ha raggiunto un livello straordinario di incomparabile eccellenza e che, ad oggi, potrebbe essere inserita a giusto titolo nelle materie di base della formazione scolastica.
Credo si possa affermare che a più di cent’anni dalla nascita del cinema, un capolavoro di film abbia lo stesso valore di un capolavoro della letteratura.
In effetti, ritengo che conoscere i registi e i film che hanno rivoluzionato la storia del Cinema è ormai fondamentale come studiare i grandi poeti e letterati per dare ai nostri ragazzi una preparazione davvero completa».

L’arte e la cultura muovono l’economia italiana, incontrando l’attenzione e la presenza di un folto e fedele pubblico, purtroppo il nostro paese dà scarso valore e aiuti inconsistenti a questo importantissimo settore economico. Secondo la sua personale e diretta esperienza quali interventi andrebbero assolutamente fatti per dare uno slancio deciso all’economia della cultura?

«A mio parere bisognerebbe credere maggiormente nel ruolo della cultura come “motore di ripresa” del paese.
Investire oggi le risorse adeguate nei progetti ed eventi culturali, così come nella ricerca scientifica, vorrebbe dire dare speranza alle nuove generazioni di domani.
Un esempio luminoso è quello della Francia che da anni investe sul Cinema soldi pubblici dieci volte superiori a quelli investiti in Italia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
È così che la Francia ha raccolto quest’anno i meritati frutti con un Premio Oscar e altri premi in tutto il mondo per dei film di valore quali The Artist, Quasi Amici, Piccole bugie tra amici, etc. Anche il nostro Paese deve capirlo e investire di più nel campo del cinema e della cultura in generale».

Il pubblico è un fattore importantissimo ed imprescindibile per il successo di un evento e il suo prolungarsi nel tempo.
 Oggi il “pubblico” cerca sempre più una connessione attiva e diretta con la cultura, quali sono gli ingredienti giusti per catturarlo, coinvolgerlo e fidelizzarlo, attraverso un processo di consumo dell’evento, ricordo e ritorno in quello successivo?

«Innanzitutto occorre proporre sempre nuovi format di eventi.
Nel caso de L’Isola del Cinema, cerchiamo di andare oltre alla semplice proiezione all’aperto (già molto attraente se si considera il luogo molto suggestivo) e proporre incontri con il regista o il cast ed eventuale dibattito sul tema del film.
Cerchiamo anche di promuovere il cinema dei giovani, il cinema indipendente e, attraverso il nostro Cinelab, quei film che non trovano spazio dei circuiti tradizionali di distribuzione.
I ragazzi hanno adottato l’Isola tiberina come laboratorio d’incontro e di idee.
Le anteprime sono sempre gettonate e gli eventi con attori o Vip del Cinema attraggono sempre un numeroso pubblico.
Inoltre, da quest’anno premieremo ancora di più in nostri fedeli spettatori offrendo biglietti omaggio a chi è già venuto una volta sull’Isola».

Il Web corre veloce, la comunicazione contemporanea necessita di ripensamenti e nuovi percorsi per adattarsi a nuovi codici di linguaggi e al Web, che è sostanzialmente diverso dai media “tradizionali”, per voi quanto, e se, è importante internet per arrivare al pubblico?

«La rivoluzione che Internet ha operato negli ultimi anni è sotto gli occhi di tutti.
Se non si è su internet oggi non si esiste.
È per questo che L’Isola del Cinema è stata sempre al passo con i cambiamenti della rete e per quest’anno ha messo in campo ulteriori risorse per un totale restyling del suo sito Internet.
Inoltre, L’Isola ha un seguito di utenti in crescita sui social network, come Facebook e Twitter, per interagire con il pubblico di affezionati.
Abbiamo lanciato sondaggi e concorsi vari attraverso questi strumenti, che hanno riscosso indubbiamente grande successo e aiutato ad ampliare il bacino di utenti che ora dialoga attraverso questi mezzi per comunicare preferenze e partecipare ai concorsi, sempre più di respiro internazionale». 









   
B. Saccagno