lunedì 21 luglio 2014

Il baratto è di tendenza




Il baratto si può definire la prima forma di scambio consapevole di beni e servizi fra esseri umani in assenza di moneta, ossia una permuta bilaterale che non prevede un mezzo di pagamento avente un parametro noto, chiaro, determinato, riconosciuto da tutti e scambiabile all’interno di un mercato[1].
Il baratto è considerato un sistema “Tipico delle società primitive in cui le famiglie basavano la loro economia sull’autoconsumo…”[2], sebbene sin dalla protostoria siano individuabili merci/prodotti (manufatti, metalli, prodotti naturali - ad esempio conchiglie, orzo, sale, selce, ossidiana, etc -) che assolvevano la funzione di “oggetto di scambio” con valore riconoscibile o, quantomeno, riconosciuto dagli uomini anche a notevoli distanze, una sorta, quindi, di pre-moneta[3].
Per l’antichità è importante sottolineare che il baratto era non solo uno scambio ma anche, e soprattutto, un atto sociale[4], questo era il vero valore aggiunto, il plusvalore che coinvolgeva ed interessava tutti i partecipanti alla “transazione”. Era un efficiente sistema per consolidare e cementare le relazioni sociali, soprattutto di alto lignaggio, attraverso il mutuo scambio di doni[5].
Di certo non si è mai estinto, al contrario è rimasto una pratica attiva lungo il corso dei secoli, seppur con forme diverse; possiamo dire molto banalmente che ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita coinvolto nel baratto, come ad esempio offrendo qualcosa in cambio di qualcosa altro, le verdure dell’orto o la torta fatta in casa per il baby sitting, i favori fra vicini, o la permuta di trucchi fra compagne di scuola, etc, sulla base tacita di un interscambio riconosciuto di pari valore dalle controparti, con un’entità variabile su base personale e di caso in caso[6].
Nelle economie “moderne”, fortemente orientate al consumismo estremo ed allo spreco, la parola baratto ha assunto un significato negativo[7].
La lunga crisi internazionale ha, però, di nuovo riportato alla ribalta il suo valore positivo, seppure utilizzando il lessico inglese per renderlo di tendenza fra le nuove generazioni anche nella nostra nazione.

Il Baratto contemporaneo: exchange, swap, barter

Negli ultimi anni si sta diffondendo un po’ ovunque la moda del baratto, attraverso punti di scambio riconosciuti e riconoscibili; a partire dal virtuale per arrivare al reale[8] tutti hanno la possibilità di scambiare beni e servizi con altri di proprio interesse, ricreando un circuito virtuoso dove re immettere in circolo prodotti che altrimenti perderebbero valore e andrebbero, di fatto, gettati o inutilizzati, generando diseconomia e spreco.
L’esigenza di ridare un valore reale, durevole e misurabile ai beni, al tempo ed alle proprie capacità e, al contempo, la necessità di ridurre gli sprechi, in un’epoca dove c’è contrazione nella circolazione di carta moneta ed una crescita esponenziale della povertà, anche nei cosiddetti paesi “ricchi”, hanno favorito il ritorno in auge del baratto, che, nel contemporaneo, passa forzatamente dal Web.
Così oggi tutto si può barattare, a partire dai libri, inserendoli, ad esempio, in un circuito di book crossing dove un solo libro viaggia per il mondo, passa di mano in mano e può raggiungere un numero pressoché infinito di lettori[9].
Poi si possono scambiare le proprie capacità, commisurate in base al valore “tempo”, iscrivendosi alla Banca del Tempo: qui si baratta il “saper fare” costruendo una rete di relazioni umane atte a sopperire ai bisogni quotidiani[10], materiali e psicologici, attraverso l’incontro di persone che mettono a disposizione le proprie capacità ed il proprio tempo, che diventa il valore di scambio equivalente, indipendentemente dal servizio richiesto e/o offerto[11].
Anche il vestiario e il mobilio possono essere barattati in veri e propri swap shop e swap party, ossia negozi e incontri dedicati albaratto[12], parte della swap economy[13]. Qui si scambiano generalmente vestiario ed accessori moda, oppure oggetti d’arredo, ancora in buono stato ma non più utilizzati o graditi dal proprietario, attraverso il contatto diretto che prevede una proposta di scambio con altri “swapper”.
La crisi ci ha costretto a ridurre gli sprechi, cercando anche soluzioni dirette e semplici come scambiare i prodotti in buono stato con altri per allungarne il ciclo vitale, rientrando in un circuito one to one, dove le controparti decidono di comune accordo, in base alle proprie personali esigenze e gusti, il valore della permuta, indipendente dall’effettiva valutazione di mercato.
Non ci solo i siti dedicati o gli eventi a tema, ma anche dei veri e propri “punti di vendita” reali dedicati allo swapping.
La difficoltà ad arrivare a fine mese per un numero sempre più crescente di famiglie ha esteso il baratto anche ai generi alimentari[14], il cibo viene scambiato con altri oggetti, questo, di fatto, testimonia chiaramente la grave e prolungata congiuntura economica negativa che ha investito il nostro paese e che colpisce, in trasversale, la stragrande maggioranza della popolazione.

La necessità di fare acquisti “a costo zero”, o meglio di non lasciare inattive tipologie di prodotti che altrimenti rimarrebbero esclusi dal mercato, pur essendo ancora funzionali, sta diventando una tendenza che genera un vero e proprio mercato parallelo.
E molti altri esempi ancora si potrebbero fare…[15]
D’altronde anche il business non è esente dal “barter[16], ossia la compensazione di servizi e beni scambiati fra aderenti ad un circuito per migliorare l’offerta abbattendo i costi aziendali: un vero e proprio “mercato” dove beni, servizi  e consulenze assumono un valore commisurato ad una moneta complementare riconosciuta valida da tutti i partecipanti al barter system.
Un meccanismo conosciuto in tutto il mondo che oggi si sta diffondendo anche in Italia, perché permette di aggirare le difficoltà all’accesso al credito, di ridurre l’esigenza di liquidità per la propria attività economica e di crescere riducendo i costi[17].
La professionalità e lo scambio diventano fattori essenziali per lo sviluppo economico, attraverso la “monetizzazione virtuale” del baratto, così ogni aderente ha un “libro mastro” di crediti e debiti , a seconda che venda o acquisti beni e/o servizi, valutati secondo parametri monetali complementari ben specificati in tabelle di controvalore chiare e riconosciute da tutti i partecipanti.
Il circuito barter ha il vantaggio di superare il sistema bilaterale di scambio a favore della multilateralità, si acquistano o si vendono beni e servizi in base alle esigenze aziendali da tutti gli aderenti al sistema, senza dover pagare denaro perché tutto viene registrato secondo le valutazioni della moneta complementare, che di fatto regola ogni singola compensazione per il corretto funzionamento del barter.
In più l’obiettivo della barter economy è evitare la tesaurizzazione e favorire lo scambio, sono i beni e i servizi che diventano la vera ricchezza, perché il baratto deve permettere agli aderenti di migliorare la propria attività, accrescere la clientela e ridurre i costi a vantaggio di tutto il mercato ed evitare l’accumulo dei crediti non spesi.

Pop Economy: economia compartecipata

Il baratto, dunque, qualsiasi forma assuma, sta dando ossigeno ai circuiti economici asfissiati dalla crisi, è così diffuso da meritarsi la coniazione di un neologismo adatto a descrivere l’innovazione digitale di questo fenomeno sociale contemporaneo dalle radici ancestrali: pop economy[18].
Un’economia “popolare” che si basa sullo scambio e sulla compartecipazione attiva di tutti gli stakeholder  amplificabile all’infinito grazie al potere del Web. La condivisione delle risorse, sempre più costose e scarsamente accessibili, mette in moto una contro economia reale con effetti positivi e misurabili, a vantaggio dell’efficienza e della sostenibilità economica.
Il concetto principale della popeconomy è condividere, tempo e risorse, evitando gli sprechi e l’individualismo a vantaggio di un sistema compartecipato che prevede un ritorno economico all’interno di un mercato che nasce e si sviluppa attraverso la rete, il punto nevralgico per la pop economy e senza la quale non esisterebbe.
Il Web offre la possibilità ai consumatori di diventare protagonisti attivi del processo economico globale superando la passività propria dell’attuale modello consumistico spinto all’estremo.
La pop economy favorisce la circolazione delle risorse per allungare il ciclo vitaledei prodotti, infatti, l’obiettivo non è accumulare il capitale ma rimetterlo in circolo continuo, evitando la tesaurizzazione a vantaggio di una più corretta, equa e fluente gestione delle risorse.
Valutare ora correttamente il peso del baratto all’interno del quadro globale dell’economia contemporanea è ancora presto, ci vorrà più tempo, ma si può affermare che è un meccanismo in crescita.










B. Saccagno

Biblio linkografia

http://towritedown.wordpress.com/2012/05/02/pop-economy/




[1] Da definizione Baratto, Treccani Onlinebaratto - Scambio diretto di beni contro beni, senza uso della moneta. Corrisponde a uno stadio primitivo della vita economica, quando manca ancora una merce che sia universale mezzo di scambio, perché accettata da tutti come contropartita nelle transazioni…”,
[4] Vedi Le forme dello scambio e i sistemipremonetali e monetali, in Il Mondo dell’Archeologia, 2002, Treccani Online, 
[5] Vedi supra nota 2.
[6] In economia esistono diverse forme di baratto classificate in base alla tipologia: diretto, indiretto, baratto con commercio muto, vedi definizione Baratto, Dizionario di Economia e Finanza, 2012, Treccani Online e http://fadest.uniud.it/org/ilcliente.pdf
[7] Seppure, per essere precisi, anche in epoche più antiche i vocaboli “baratto” e “barattiere” erano spesso utilizzati per indicare la truffa e l’inganno, vedi definizione Baratto, Enciclopedia Dantesca, 1970, Treccani Online, 
[8] Da voce Baratto, Dizionario di Economia e Finanza, 2012, Treccani Online, “Il commercio elettronico via internet, abbattendo i costi di ricerca per la facilità dei collegamenti e l’accesso all’informazione condivisa, ha permesso la nascita di reti di baratto on-line tra consumatori o imprese.” “http://www.treccani.it/enciclopedia/baratto_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/
[9] Per entrare nel circuito di book crossing un libro deve essere registrato, ricevere un’etichetta e un codice che gli permette di essere seguito attraverso il Web nelle sue peregrinazioni, di mano in mano e di luogo in luogo; per conoscere tutti i dettagli e le possibilità vedere http://www.bookcrossing-italy.com/ 
[10] Da Tempomat, Guida per creare una banca del tempo,  “1) Cos'è la Banca del Tempo  Le Banche del Tempo italiane sono: "libere associazioni tra persone che si auto-organizzano e si scambiano tempo per aiutarsi soprattutto nelle piccole necessità quotidiane". Diversamente dai L.E.T.S. inglesi, nelle B.T. italiane non avviene scambio di merci o di prestazioni con un valore di mercato valutabile…”, 
[11] Nella banca del tempo è proprio il tempo ad essere il valore di scambio, fra le tante realtà ad esempio http://www.associazionenazionalebdt.it/, http://www.tempomat.it/nuovo_elenco.asp, http://www.banchedeltempo.to.it/
[13] Swap Economy, economia dello scambio, basata sul principio del baratto, della condivisione e della sostenibilità
[15] Ad esempio il couchsurfing,  il https://www.couchsurfing.org/  http://it.wikipedia.org/wiki/CouchSurfing  o nelle comunità di baratto come http://www.zerorelativo.it/
[16] Il Barter Trade è nato come sistema di scambio fra paesi diversi per grandi operazioni commerciali, generalmente fra materie prime e servizi
[18] Pop Economy, L’economia del mutuo soccorso, di Loretta Napoleoni, in Wired, 2010