venerdì 18 luglio 2014

Catalyst project




Il nome non è molto orecchiabile, ma chiarisce subito il focus del progetto biennale, finanziato dai fondi europei (Progetto finanziato con l’European Union's Seventh Framework Programme FP7): trovare le buone pratiche per ridurre e contenere le emergenze generate dai disastri naturali; favorirne la libera circolazione per prevenire i rischi e per realizzare piani d’intervento e di gestione del rischio ottimali.

L’aumento delle calamità naturali a livello globale è sotto gli occhi di tutti, sebbene esistano zone ad elevato rischio e altre meno “soggette”.

Possiamo pure dire che molte catastrofi avrebbero potuto avere esiti meno traumatici, basti pensare a ciò che negli ultimi anni accade nel nostro paese, sarebbe bastato muovere a tempo: prima la prevenzione sistematica; durante la macchina dell’informazione costante e corretta e l’organizzazione razionale del sistema di step da seguire, dal pre allarme alla fase di soccorso post evento; poi l’analisi del rischio e la conseguente ricostruzione sostenibile per l’ambiente e l’uomo.

Tutto questo pare utopia.

Le governance ripetono che le difficoltà oggettive, almeno così “dicono”, più complesse sono legate al monitoraggio del rischio ed alle azioni preventive efficaci, però, si potrebbe dire che molte di queste ultime si possono ascrivere alla normale logica della gestione territoriale, banalmente: non costruire a ridosso degli argini di un fiume; valutare la tipologia e la portata del corso d’acqua prima di plasmarne il letto su modelli standard; non costruire in zone a rischio idrogeologico, come i pendii montani o “sulla spiaggia”; evitare il disboscamento selvaggio ed incontrollato, le radici degli alberi trattengono e drenano il terreno; evitare lo sfruttamento indiscriminato delle risorse; cercare di non snaturare i suoli; etc (l’elenco è infinito).

Per risolvere il problema, almeno dal punto di vista di buone pratiche condivise adottabili in tutto il mondo, è nato il progetto Catalyst, creato dalla TWAS, coordinato da Seeconsult GmbH, in collaborazione con partner istituzionali, organizzazioni non governative ed enti di ricerca, con durata biennale (2011-2013).

Catalyst è un consorzio che ha come obiettivo lo sviluppo di un network internazionale per l’evidenziazione di buone pratiche da adottare in caso di rischio ambientale, consultabili dai governi per delineare politiche di prevenzione rischi e di gestione ambientale sostenibile.
Attraverso un sistema di studio, di monitoraggio del rischio, di analisi, di valutazione, di informazione e di raccolta dati sulla situazione mondiale dei disastri naturali (tzunami, alluvioni, terremoti,etc) che accadono, o sono accaduti di recente nel mondo, si delineano, come da obiettivo, linee guida corrette, basate sulle buone pratiche, per la pianificazione degli interventi strutturali per ridurre l’impatto socioeconomico degli eventi naturali dannosi e della gestione degli step pre, durante, post evento.
Raccogliere dati, analizzare gli errori e i comportamenti virtuosi, capire quali sono gli interventi da attuare per la creazione di una vera e propria cultura del rischio ambientale fruibile con facilità da tutti i paesi del mondo, senza distinzione fra ricchi e poveri, è la base per studiare programmazioni razionali ed efficienti volte alla sostenibilità tout court.

Catalyst lavora con work shop mirati multilevel organizzando i lavori in relazione ad una carta di rischio che divide il mondo in quattro grandi macro aree, particolarmente sensibili ai disastri naturali: Africa Est ed Ovest (WA, EA); America Centrale e Caraibi (CAC), Europa Mediterranea (EM), Asia, Sud e Sud-Est (SEA).

Per ogni subregione si focalizzano le problematiche di rischio più diffuse e si analizzano in dettaglio, per capire quali siano le cause e gli effetti, si mappano le “uncertainty”, cercando le soluzioni ottimali per ridurre l’impatto socioeconomico che le calamità naturali inducono sulle zone che vanno a colpire.

Poi dalla soluzioni mirate subregionali si passa a Think tank di scambio condiviso per facilitare la conoscenza e la circolazione di informazioni e soluzioni, riassumendo i parametri comuni di riduzione e gestione rischio per buone prassi valevoli per tutti.

I risultati del lavoro verranno inseriti in archivi online ad accesso libero per i sistemi governativi e si provvederà alla diffusione delle sintesi attraverso la comunicazione.

L’idea è buona, bisognerà vedere come si strutturerà in concreto il progetto, soprattutto sui punti pianificazione e ricerca di soluzioni flessibili, di cui nel contemporaneo i governi, e non solo, difettano.

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B. Saccagno