mercoledì 16 luglio 2014

Intervista a Docucity Festival





Docucity - Festival Documentario



Docucity è un “festival/rassegna di cinema documentario” per “documentare la città”, volete spiegarci in breve di cosa si tratta?

«Docucity è un festival/rassegna di cinema documentario creato e organizzato a partire dal 2006 dall’Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – insieme al CTU, Centro di servizio per le Tecnologie e la Didattica Universitaria Multimediale e a Distanza.
Rassegna e festival si articolano ogni anno, tra novembre e maggio, con occasioni didattiche ed eventi pubblici, intorno a un unico tema: la polis contemporanea, con le sue topografie in continua trasformazione e la ricchezza di emozioni ed esperienze di coloro che la abitano, focalizzando l’attenzione in particolare su due temi di grande rilevanza:
-          la vita nella metropoli contemporanea in Italia, in Europa e nel mondo;
-          la multietnicità come realtà culturale, civile ed economica oggi.
La Rassegna si articola in alcune giornate di conferenze e proiezioni cha vanno da novembre ad aprile. In ogni appuntamento, i docenti introducono e commentano uno o più documentari inediti in Italia e spesso vincitori di premi in importanti festival internazionali (Parigi, Sundance, Toronto, Berlino) e coordinano una tavola rotonda con esperti sui temi trattati.
Il Concorso ha invece, fino ad oggi, una dimensione nazionale e accoglie solo opere prodotte in Italia».

Quando, come e dove è nato il progetto Docucity?

«Docucity nasce nel 2006 come rassegna internazionale di documentari sul tema della città, organizzata in una decina di appuntamenti settimanali all’interno del calendario accademico dell’Università degli Studi di Milano.
Le proiezioni, introdotte e commentate dai docenti delle aree culturali di riferimento, sono rivolte prioritariamente agli studenti ma aperte alla partecipazione del pubblico esterno.
A partire dal 2010, alla rassegna internazionale si è aggiunto il nuovo progetto Docucity – Concorso Nazionale per Film e Video che invita filmmaker italiani a incontrare il giudizio di una prestigiosa giuria di esperti che assegna ogni anno un premio in denaro al miglior film in concorso».

Docucity è un progetto in progress dell’Università di Milano, che mette in campo specializzazioni e dipartimenti diversi con un unico obiettivo di sviluppo e di lavoro, come siete riusciti a creare una rete interna di successo e quali sono i principali punti di forza e di debolezza, se ce ne sono, del vostro team di lavoro?

«Docucity ha un’identità composita come chi ne ha concepito l’idea.
Nella sua ideazione, il festival combina la specificità documentaria del CTU dell’Università degli Studi di Milano, le competenze multilinguistiche e culturaliste del Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione e le risorse di memoria e archiviazione della Biblioteca del Polo.
Il progetto è in progress proprio perché Docucity acquisisce a poco a poco altre identità meticce e plurilingui. Infine, sguardi esterni confluiscono di anno in anno nella rappresentazione, e sono altre angolazioni narrative, altre ruvide fotografie di città.
La direzione e il coordinamento del festival sono suddivisi tra Nicoletta Vallorani, docente di Lingua e Cultura Inglese dell’Università di Milano, Marco Carraro produttore esecutivo, regista e filmmaker e  Gianmarco Torri responsabile dell'archivio video, delle acquisizioni librarie e audiovisive per la mediateca del Polo di Mediazione Linguistica e Culturale e curatore delle iniziative culturali per il CTU.
La presenza di molteplici competenze è certamente il punto di forza dell’organizzazione del festival; l’elemento di debolezza è forse dovuto alla difficoltà di coordinamento delle diverse figure coinvolte all’interno di un contesto, quello universitario, molto complesso e articolato dal punto di vista burocratico e amministrativo.».

Nel contemporaneo la cultura non naviga in buone acque, pochi fondi e scarsi interventi governativi a sostegno dell’economia culturale, quanto sono importanti, invece, i festival come il vostro, per dare spazio, voce, visibilità ed opportunità a produzioni cinematografiche di qualità ma scarsamente accessibili al grande pubblico?

«Parlare del taglio dei fondi pubblici alla cultura e alla ricerca è un po’ come “sparare sulla croce rossa” in questo periodo storico. Nonostante la scarsità delle risorse, Docucity viene realizzato grazie alla volontà dell’Università di Milano di promuoverlo con il sostegno di alcuni enti pubblici (Comune di Milano, Comune di Sesto San Giovanni, Istituto Confucio). Sicuramente non sarà facile garantire la continuità di iniziative come la nostra nel tempo, in mancanza di politiche strutturali a sostegno della cultura.
La presenza di un festival come Docucity è invece importante perché offre visibilità ad autori ed opere spesso poco conosciuti al di fuori di circuiti specializzati, e avvicina al cinema documentario nuovo pubblico che, altrimenti, difficilmente ne verrebbe a conoscenza.
Proprio per ampliare il possibile pubblico e dare visibilità ai film, i materiali audiovisivi raccolti attraverso il progetto Docucity nel suo complesso sono depositati e consultabili in loco presso la Biblioteca del Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione e costituiscono una collezione di documentari unica in Italia, accessibile liberamente da studenti, studiosi e pubblico generico.  
Questo ha consentito di creare rapporti di collaborazione con altre istituzioni italiane e straniere con le quali si stanno sviluppando progetti unitari».

Docucity offre la possibilità a 50 studenti dell’Università degli Studi di Milano, opportunamente formati, di far parte della Giuria che attribuirà il premio del pubblico. Quanto è importante, per un’università, creare delle esperienze concrete, oltre la teoria, per la conoscenza diretta di una realtà culturale importante come il vostro festival?

«Sì, dal 2011, oltre al premio attribuito dalla giuria di esperti, è stato creato un Premio del Pubblico assegnato da una giuria di 50 studenti dell'Università preparati attraverso un apposito Laboratorio di Critica Cinematografica e coordinati da un regista di fama nazionale che, per le ultime due edizioni, è stato il regista Maurizio Nichetti.
La possibilità di partecipare ad un progetto di formazione e pratica di questo tipo rappresenta  per studenti e studentesse un’esperienza unica nel contesto delle università italiane. 
L’obiettivo è sia quello di portare all’attenzione delle giovani generazioni film e produzioni indipendenti, sia di fornire loro una serie di competenze di base nel campo del cinema documentario e una consapevolezza, seppure minimale, delle lingue e culture cui i film in concorso si riferiscono. 
Tutti elementi che, certamente, li accompagneranno nella loro capacità di lettura della contemporaneità e della realtà in mutamento».

Qual è il vostro target di pubblico e cosa cercano gli spettatori nel vostro festival?

«L’iniziativa trova il suo pubblico primario negli studenti dei Corsi di Laurea coinvolti, ma tutte le proiezioni e gli incontri sono aperti alla città e a tutti gli amanti di cinema, di documentari in particolare, che abbiano voglia di incontrare uno sguardo inedito sulle trasformazioni delle metropoli contemporanee».

Quali sono i criteri che vi muovono nella scelta delle opere selezionate per concorrere ai premi di Docucity? Quali caratteristiche devono possedere?

«Docucity intende esplorare e promuovere la produzione documentaria e di non-fiction, un ambito che comprende forme narrative molto varie e articolate che in Italia faticano ad avere visibilità. 
Dal documentario d’autore al film-saggio, al film di montaggio, all’animazione, ai film d’artista, ai documentari di ricerca prodotti nei più vari ambiti disciplinari (antropologia, etnografia, urbanistica, studi interculturali, sociologia): quello che ci interessa è incentivare e riconoscere i molteplici approcci con cui il linguaggio audiovisivo può indagare e raccontare la realtà. Cerchiamo sempre di avere un occhio di riguardo per le produzioni a basso costo,  gli esordi  e di presentare, accanto a documentari di autori già affermati, piccoli esperimenti di giovani autori ancora poco conosciuti ma già con un loro chiaro percorso di ricerca. 
L’intenzione è quella di offrire una panoramica ampia sulle potenzialità del cinema di non-fiction e sulla ricchezza delle sue possibili forme. Il comitato di selezione lavora, a partire dal tema centrale di Docucity e secondo questi criteri, per presentare ogni anno al pubblico e alla giuria un concorso che coniughi la qualità delle opere con un’idea di cinema documentario molto amplia».

Che valore ha il cinema nel raccontare, documentare ed insegnare la micro e macro storia contemporanea per chi la vive e per i posteri?

«Docucity si considera un contenitore di “sguardi inediti su città contemporanee”, campionati per creare un palinsesto di quello che è oggi il nostro vivere insieme, un luogo ingombro delle piccole storie non ufficiali di chi lo abita senza poterlo costruire a sua immagine.
Docucity raccoglie opere che raccontano le città del mondo scegliendo documentari come pezzi di un puzzle costruito un po’ per volta: ogni anno aggiungiamo qualche elemento in più – un minareto accanto a un’abbazia, una piazza o un canale, un teatro o un museo.
Ci muoviamo su una mappa sempre più ampia, segnando avamposti di un’esplorazione che aspira a un obiettivo ambizioso: descrivere una realtà urbana presente ovunque e diversa in ogni luogo. Nella didattica, nella ricerca, nel cinema sperimentale e documentario, Docucity vuole essere un pezzo di storia oggi non raccontata altrove.
Ci sembra uno dei modi più efficaci per raccontare la complessità della realtà contemporanea a chi c’è e a chi verrà».

Un bilancio di quest’ultima edizione del festival?

L'edizione 2012 di Docucity si è svolta nel migliore dei modi. Siamo molto soddisfatti della qualità delle opere presentate e del successo di pubblico riscontrato. 
Durante la cerimonia di premiazione, la sera del 0 maggio 2012, alla Mediateca Santa Teresa a Milano, la Giuria presieduta da Marco Bechis  ha assegnato il Primo Premio di €1.000 offerto dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano ad Andrea Opera prima al prestigioso festival Cinéma du réel di Parigi.
Nella stessa cerimonia, la giuria composta dagli studenti dell’Università degli Studi di Milano ha assegnato il Premio del Pubblico, offerto dalla Casa Editrice Musicale Musicmedia e consistente nei diritti di sincronizzazione per la produzione di un documentario della durata di 60 minuti, a Good buy Roma di Gaetano Crivaro e Margherita Pisano, un piccolo film autoprodotto con uno sguardo molto originale.
Sul nostro sito potrete trovare maggiori approfondimenti e le schede di tutti i film presentati nell’arco delle diverse edizioni di Docucity.
Vi ringraziamo molto per l’interesse che ci avete dimostrato e vi diamo appuntamento alla prossima edizione!». 









B. Saccagno