mercoledì 16 luglio 2014

Intervista a Paola Polce




Fondatrice, dirigente commerciale e relazioni esterne Erbe Brillor - Cascina Meira



“Questo luogo è dedicato a tutti coloro che sanno sognare e costruire con le opere i loro sogni tanto da renderli veri .Una traccia nel presente per un futuro più bello e sostenibile per tutti. Noi siamo una fabbrica di fantasia per i figli del mondo…”, dite presentando la vostra azienda agricola biologica che sorge in un paesaggio incantato.
Quando è scattata la molla che vi ha spinto ad intraprendere questa meravigliosa avventura?

«Ognuno di noi ha affrontato un suo percorso articolato, doloroso ed un po' straordinario.
Quando ci siamo incontrati avevamo forti motivazioni personali per abbracciare questa avventura».

Nella vostra cascina non coltivate esclusivamente erbe aromatiche ed officinali ma create anche prodotti altamente innovativi e rispettosi dell’ambiente: gli agridetergenti, ossia detergenti per la casa di derivazione vegetale che non inquinano le acque.
Cosa sono i fitodetergenti e come si producono?

«Fitodetergenza ed Agridetergenti sono due marchi registrati, inventati dalla loro creatrice, la chimica Antonina Maria Botta, mia socia.
Fitodetergenza è il grande contenitore che esprime il concetto d’indagare ed impiegare le piante a scopo di detergere, Agridetergenti è il nome dei nostri prodotti per la casa, che ci avvicinano all’agricoltura ed al territorio.
Sono detersivi fatti coi nostri prodotti del campo.
Si producono mettendo a macerare le erbe in alcol bio, aceto bio, grasso di cocco e facendo un’emulsione che è costata ad Antonina Maria Botta circa 16 anni di ricerca difficile, dato che non esiste letteratura in merito».

I prodotti bioetici stanno riscuotendo sempre maggior successo, sebbene siano spesso destinati ad una nicchia di consumatori colta, preparata, attenta all’ambiente, alla qualità e molto informata.
Quali sono i vostri target di mercato?
Ritenete che la crisi possa essere una molla in positivo per accrescere la sensibilità verso i prodotti ecosostenibili, arrivando a raggiungere un pubblico sempre più vasto di consumatori?

«Il nostro target è trasversale.
Infatti la consapevolezza e la coscienza si sviluppano indipendentemente dal portafoglio, oggi si tratta di scegliere di acquistare anziché l’ennesimo telefonino o un’altra maglia di cachemire ciò che non ti fa ammalare e non danneggia quello che avevamo ricevuto gratis e che senza rispetto abusiamo: il magnifico palcoscenico della natura.
Certo che sì, dove non può l’ideologia maturata arriva la paura dell’ennesimo cataclisma.
Inoltre è noto che la ristrettezza rende l’uomo più virtuoso e sensibile, là dove tenderebbe inesorabilmente al mantenimento delle “aree di comodo”, come le ha giustamente definite Roy Martina».

La vostra è una fattoria didattica.
L’educazione, a tutti i livelli ma soprattutto verso i giovanissimi, è un compito importante perché può cambiare lo stato delle cose semplicemente con la conoscenza, senza stravolgimenti ma procedendo con un percorso di apprendimento consapevole ed etico.
Quali sono i concetti chiave dei vostri percorsi didattici, cosa insegnate ai vostri discenti, piccoli e grandi?

«Noi semplicemente cerchiamo di attivare il ricordo di un’unità tra mondo umano, vegetale ed animale, secondo il concetto di ecologia di cui Antonina Maria Botta si è sempre fatta alfiere:
Ecologia come scambio. I miei diritti non devono essere esercitati a scapito di tutto il sistema circostante.”
I mezzi che usiamo sono semplici: guardare, annusare, sentire, toccare.
I laboratori sono un mezzo per ottenere questo, e sono sul nostro sito».

Oggi la comunicazione è un elemento imprescindibile per il buon successo di un progetto o di un prodotto, per crescere bisogna essere presenti su tutti i media, digitali e virtuali; si può dire che è un passaggio obbligato per trasformare una buona idea in idea vincente.
Voi siete presenti sulla rete, create eventi aprendo i vostri spazi ai visitatori ed avete partecipato a trasmissioni televisive a carattere nazionale di grande successo, quali risultati avete conquistato facendovi conoscere al “grande pubblico”?

«Il risultato è che siamo ancora qui, con il nostro piccolo fatturato in crescita.
Altrimenti non ci sarebbe nessun presupposto di sopravvivenza per una realtà sperimentale come la nostra che crea un prodotto nuovo.
Ma le persone sono bersagliate dalle informazioni e molto diffidenti.
Diventano nostri fan ad oltranza quando vengono a trovarci e vedono che, una volta tanto, la realtà supera la comunicazione».

Per far crescere la vostra azienda avete costruito una solida rete di collaboratori che condividono le vostre motivazioni e siete parte di un’associazione culturale, Associazione perl’acqua, che si occupa di divulgare le vostre iniziative.
Sapreste quantificarci il valore aggiunto della “sinergia compartecipata” per la buona riuscita del vostro business aziendale?

«Credo nel co-marketing, nella rete e nella sinergia compartecipata.
A nostro rischio e pericolo abbiamo rifiutato la grande distribuzione e ci siamo avvicinati alla distribuzione diretta, con canali talvolta nuovi e sperimentali.
Ci collochiamo tra le piccole, medie aziende agricole aderendo alla Coldiretti ed ai Circuiti di CampagnaAmica, che sostengono il rapporto diretto tra produttore e consumatore.
Così il prodotto ci aiuta a divulgare cultura e viceversa».

Si sente parlare sempre più spesso di “decrescita felice”, un termine che non mi piace particolarmente perché lo associo ad un’implosione; io preferisco immaginare, invece, una crescita consapevole e sostenibile, capace di generare un’economia sociale su vasta scala a vantaggio di tutti.
Un mondo diverso, con altre strade da percorrere che possono evolversi, semmai, seguendo innovazioni che nascono da idee ancestrali riviste in ottica contemporanea, per il benessere ad ampio raggio di tutta la terra e dei suoi abitanti.
Questa è la mia visione personale, mentre voi come definireste il concetto di innovazione e di economia della decrescita?

«Concordiamo pienamente e condividiamo questo pensiero.
Direi che, a questo punto della nostra evoluzione, “innovazione” dovrebbe essere equilibrio tra i mondi per il benessere di tutti ».

Voi siete un bell’esempio di successo, che è il frutto di un lungo lavoro di studio e di grande professionalità, tutti elementi chiave per riuscire a far emergere una buona idea anche in momenti difficili.
Sebbene, nel nostro paese gli ostacoli siano infiniti, a causa della burocrazia, di vuoti legislativi pesanti e dell’assenza di vero programma di sviluppo economico.
Dal vostro punto di vista privilegiato, di impresa che funziona, che quadro socio economico e politico vi trovate ad affrontare?

«Quello che ci siamo costruiti dal Dopoguerra con ostinata determinazione: una grande abbuffata che lascia
attoniti e con le ossa rotte.
Gli ostacoli sono infiniti, perché il sistema è fatiscente dalla fine dell’Impero Romano e ci vuole una tenacia non comune per resistere.
Non è detto che ce la si faccia.
Noi siamo un controcanto talvolta non gradito ma, sulla nostra strada, incontriamo tanta bellezza e determinazione nelle persone attorno a noi.
Mi illudo che fare in silenzio, oggi, sia più significativo che parlare esprimendo inevitabilmente giudizi su una realtà davvero complessa e difficile da afferrare.
Noi preghiamo e lavoriamo, secondo la regola benedettina, anche se nessuno di noi è cattolico».

Infine, qual è il vostro sogno per il futuro?

«Semplicemente continuare ad esistere, come una piccola luce che illumina e scalda».









B. Saccagno