lunedì 21 luglio 2014

Le furberie di Scapino






Il mondo moderno invece di progredire verso la cultura e la conoscenza profonda a tutti i livelli regredisce nel gorgo delle furberie da ignoranza, dando risalto ad azioni e persone che nulla hanno a che vedere con l’intelligenza umana vera e propria.

Chi è dotato d’intelletto ragiona sempre in termini di qualità, per questo si circonda di persone più capaci di sé (da cui avrà sempre da imparare) per ottenere il miglior risultato possibile, o, comunque per tendere al meglio, e cerca soluzioni razionali e sostenibili nello spazio e nel tempo, puntando a risultati che coinvolgano il maggior numero di persone possibile.

Una ristretta cerchia, non me ne voglia la maggioranza ma i risultati sono qui a vedersi. “Crisi canta” e le migliorie vere sono ancora tutte, o quasi, in attesa all’isola che non c’è.

I modelli positivi, la razionalità, il genio e l’intelletto sono oggi merce rara e, ciò che è peggio, derise dai più e dileggiate a favore di quelli che si pensano “i vincenti”, che a ben vedere sono, anche qui quasi tutti, ovviamente uno scarto quadratico medio lo conteggiamo, o nomi noti o presta - qualcosa in cambio di -, a livelli e a pesi diversi proporzionali alle altezze.

Manca, ma qui pare sia un fattore specificatamente italico impossibile da cancellare, quasi fosse un nucleotide fisso del nostro Dna nazionale, molto sovente la concorrenza leale basata sulla meritocrazia vera, non presunta, data dalla prova provata, valutata in modo corretto e scevro da pesi specifici nominali.

Allora, in questa crisi a tavolino, invece di far appello alla dea ragione si gioca ad attenti al furbo,  non si tratta né di demagogia né di politica ma semplicemente è lampante la mancanza quasi totale del concetto di equilibrio sostenibile.

Con mezzucci biechi, elusione della legge, scarico di colpe e responsabilità su altri e disgregazione dell’unità compatta per la risoluzione dei problemi si cerca di tirare a campare sulle spalle altrui, che, poi stringi, stringi sono sempre le nostre, rammentatevene.

D’altronde i modelli che si considerano vincenti, e qui non solo un velo ma una colata di bitume di elevato spessore ci dovremmo stendere sopra, sono i peggiori e la stupidità del falso furbo diventa il brillio dell’acume da grande mente (provate a mutare la disposizione degli spazi fra le due parole e avrete la vera soluzione).

Usare il cervello per uscire con dignità dalla crisi, innovando ed evolvendo finalmente la situazione socio economica e culturale del nostro paese, anche attraverso la consapevolezza del valore che ogni singolo ha sommato ad altri, potrebbe essere un buon regalo, non solo per i posteri.
Auguriamoci che quel tempo arrivi in fretta e non ci si ritrovi a dire“…spèci qua ivo en che me tô sô gh'è una madònain canuttiera che de miracuj ne fà piô…”









B. Saccagno