venerdì 18 luglio 2014

Cos’è l’innovazione




Oggi tutti si riempiono la bocca con questa magica parolina “innovazione”, tutto ciò che arriva, e, spesso, si volatilizza nel tempo di un paio di click, è fatalmente ascritto alla categoria “nuova azione”.

Questa superficiale facilità nel distribuire a random la caratteristica di innovazione a ciò che di per sé spesso non lo è, trattandosi solo di mera copia a ricalco, spesso, di bassa lega, rischia di confinare il termine in un processo di deculturazione di significante e significato che si può definire assolutamente diseconomica.

Tanto per cominciare prendiamone la definizione da un dizionario (scelto a caso)  si dice “Introdurre una o più novità in una situazione”, quindi, novità in una situazione predefinita ed esistente.

Qui la mia mente mi riporta in una delle più belle e concrete immagini filosofiche di tutti i tempi, quella del siamo nani sulle spalle di giganti  (Citazione attribuita a Bernardo di Chartres, o Bernardus Carnotensis) ossia noi, il presente, vediamo più lontano ed arriviamo più in alto perché poggiamo sui giganti, la storia, il passato, il nostro sapere ereditato, e, dopo di noi, ci saranno altri nani e noi saremo giganti, altrimenti non si è che colossi dai piedi d’argilla.

La caratteristica è, quindi, l’aggiunta di un qualcosa, che non deve essere né enorme, né rivoluzionaria, ma funzionale e creativa a tal punto da modificare in modo tangibile e chiaro un qualcosa di esistente in ottica migliorativa.

Il concetto etimologico, di aggiunta ad un qualcosa noto, porta a livello intrinseco anche un valore di compartecipazione cellulare dell’innovazione, di chi prima ha creato, di chi poi crea un parte da assemblare al tutto per modificarlo e dargli nuove funzioni e nuove comodità.

Innovare indi aggiungere, accrescere e ottimizzare per arrivare a un processo economico in positivo che ha come scopo migliorare la qualità della vita, attraverso la summa di culture e saper fare stratificati nel tempo.

Percorsi di conoscenza, bisogna conoscere ciò che è, il passato, per trovare le chiavi di un mutamento per il futuro.
Così è tutta la nostra storia umana, solo che, spesso, ci si ricorda dell’ultimo, colui che ha messo la famosa “ciliegina sulla torta”, ma con lui e prima di lui uno stuolo di altre menti e altre mani hanno fatto si che qualcuno potesse mettere una stellina sulle sue mostrine.

Per comprendere meglio il valore della produzione, del prodotto e delle scoperte ad essi legati bisognerebbe, indi, conoscere e ripercorrere le fasi storiche di passaggi e percorsi che stanno alla base di un atteggiamento logico e concreto di “sapere” ciò che sono, vedo, consumo, trasmetto.

Capire la qualità di ciò che ci circonda e dare valore all’innovazione, quella vera, significa avere le giuste chiavi per riprendere il pieno possesso del ruolo attivo di colui che consuma, non che è consumato dal consumismo.









B. Saccagno