mercoledì 16 luglio 2014

Intervista a Vittoria Coppola





Scrittrice



VittoriaCoppola, è una giovanissima scrittrice di successo.
Il  tuo primo romanzo, Gliocchi di mia figlia, è stato eletto il librodell’anno  2012 da Billyil Vizio di Leggere, rubrica del TG1, grazie al Web, senza “dormire sugli allori” hai già pubblicato il tuo nuovo romanzo, Immaginala gioia, che è amato dal tuo fedele pubblico di lettori.  
Il successo non ti ha disorientato, al contrario, è stato una molla per tornare a lavorare alla scrittura senza pause. 
Quali attese ed emozioni hai provato rimettendoti in gioco nel nuovo ruolo di “giovane scrittrice emergente di talento”? 
Qual è stato l’impatto con il pubblico nel presentare il tuo nuovo lavoro?

« Nello scrivere Immagina la gioia ho provato emozione e tensione (positiva).
Aver potuto conoscere da vicino i miei lettori - attraverso le varie presentazioni de Gli occhi di mia figlia - mi ha arricchito e sostenuto nell’elaborazione del nuovo lavoro.
Il momento della pubblicazione è stato intenso da punto di vista emotivo: non nascondo una sottile “paura”.
Dal 2011 non mi sono più fermata, credendo fortemente nel mio voler essere una scrittrice, dunque, quando Immagina la gioia è arrivato in libreria, il cuore ha accelerato il suo battito: ogni prova è importante. I lettori mi stanno accompagnando con affetto in questo cammino difficile e straordinario».

Il tuo nuovo romanzo, Immagina la gioia, parla di “noi”, ossia, della vita reale che è piena di fascino, di intrighi e misteri, di piccole cose che rendono una famiglia “qualunque” la protagonista di un romanzo.
Un racconto che coinvolge tutti, perché tutti possono ritrovarsi, leggersi attraverso un viaggio che è lontano eppure è parte di noi.
Pensi che la tua capacità di scrivere la vita vera, quella vissuta e che conosci, e di narrare i sentimenti in uno stile semplice e diretto possano essere la chiave del tuo successo?

«Non posso elogiare, io stessa, la mia capacità nella scrittura.
Lo lascio fare a chi mi legge. Tuttavia, credo che raccontare storie in cui il lettore possa riconoscersi, capirsi, riscoprirsi, sia un modo per andargli incontro.
Sono convinta che un romanzo sia – a tutti gli effetti – un incontro tra lo scrittore ed il lettore. L’alchimia tra i due, rende magica e unica una storia».

Con il tuo secondo romanzo hai proseguito la proficua collaborazione con la casa editrice salentina che ha scommesso su di te e sul tuo successo, LupoEditore; quanto è importante avere una casa editrice professionale e seria alle spalle per riuscire a raggiungere grandi obiettivi?

«Direi: indispensabile. 
Un libro è figlio dell’autore ma è allevato anche dall’editore e da ogni singolo componente di una casa editrice.
Se non ci fosse una squadra alle sue spalle, si smarrirebbe. 
Immagina la gioia cammina grazie alla sua essenza, ma anche per merito di persone speciali».

Tu devi molto del tuo successo al Web e al rapporto diretto che hai saputo creare con il pubblico, anche grazie alla tua semplicità e al tuo essere “vera”; quanto, e se, ritieni sia importante, oggi, saper dialogare in modo diretto con i lettori, coinvolgerli e farli sentire parte del tuo cammino di scrittrice?

«Il coinvolgimento è essenziale. 
Il Web mi ha aiutato tantissimo.
Tuttavia, immagino che il rapporto con i lettori vada coltivato dalla “persona-scrittrice”, dunque  con i miei lettori sono me stessa.
Li coinvolgo e cammino con loro perché credo veramente nella loro importanza e non perché riconosco in loro il segreto di un successo di vendita.
I lettori sono intelligenti e abili osservatori: sanno bene riconoscere l’autenticità di uno scrittore».

Libri ed e book sono due facce della stessa medaglia in concorrenza, con schieramenti opposti che sostengono l’uno o l’altro partito nella corsa all’evoluzione dei supporti di lettura di domani.
Probabilmente, più realisticamente, saranno due realtà che continueranno a convivere per “amore” dei lettori e delle loro esigenze.
Tu hai scelto di pubblicare in cartaceo, affiancando anche la versione e book,  che futuro immagini per il libro di carta?

«Il libro di carta è eterno. 
Esiste da anni e anni, eppure è sempre uguale, fedele a sé stesso. 
Allo stesso tempo, sfogliandolo si scopre un mondo ogni volta diverso. 
È irrinunciabile».

In un’era liquida dove impera l’incomunicabilità e la difficoltà di relazionarsi in rapporti umani non filtrati dagli schermi digitali c’è un gran bisogno di parlare, di dire attraverso la scrittura.
Tutti, o quasi, scrivono, pubblicano e si dice che i lettori diminuiscano. 
Eppure gli scrittori continuano ad esser letti e le nuove frontiere del Web regalano a tutti il sogno di poter vedere i propri scritti pubblicati.
Tu sei una scrittrice di successo,  leggi e vieni letta da un vasto e fedele pubblico, cosa pensi del bisogno di scrivere e di leggere e delle opportunità che il contemporaneo offre per farsi sentire e per scoprire autori da amare, anche fuori dal circuito delle grandi case editrici?

«Capisco a fondo la necessità di scrivere.
Per quanto mi riguarda, la scrittura è il mezzo prescelto per aprirmi e comunicare.
Nel momento in cui si pubblica si ha una precisa responsabilità nei confronti del lettore: occorre pubblicare tenendo ben presente i concetti di responsabilità e condivisione.
Senza alcun dubbio, Internet ha aperto delle porte.
Nella navigazione in questo immenso mare non si deve mai perdere di vista il motore principale: il libro. Grandi e piccole case editrici osservano.
Coraggio e qualità, sono indispensabili».

Le partenze sono belle quando prevedono un ritorno. Se sai di poter tornare a casa, fai continuamente progetti, se invece ti senti perso , la paura ti blocca per sempre. Io voglio sapere di poter tornare a casa, e sognare di andare in mille posti. Immagina la gioia…” dice il protagonista maschile del tuo libro. Una frase ricca di speranza, di voglia di fare, costruire, di poter contare su un luogo dove tornare a sognare per ripartire.
Un bel monito per il presente che sembra aver cancellato le nostre certezze, non solo per il domani ma anche per l’oggi stesso. 
Pensi che il futuro della cultura in Italia possa di nuovo avere una casa dove tornare e ampi spazi per progettare e costruire il nostro domani?

«Questa, per me, è la frase che rappresenta l’essenza di Immagina la gioia.
La cultura ha estremo bisogno di sostegno.
Gli incontri tra gli scrittori ed i lettori vanno promossi costantemente.
Confido che, prima o poi,  la bellezza della cultura e dei libri venga compresa a fondo e valorizzata come merita: nelle scuole, nelle librerie, nelle piazze: ognuno di questi luoghi può diventare la “casa” in cui fare ritorno».

Due grandi successi, la vita che cambia, il tuo lavoro, gli amici, la normalità. 
Come è cambiata la tua vita e pensi di poterti dedicare totalmente alla professione della scrittrice nel tuo futuro prossimo?

«Spero tanto che quello di scrittrice possa diventare il mio lavoro. 
La mia vita, grazie ai miei libri, si è arricchita di tante belle conoscenze e alcune splendide nuove amicizie. 
Rimangono i miei punti fermi: la famiglia, l’amore del mio fidanzato, le risate senza freni con gli amici di una vita».










B. Saccagno