venerdì 18 luglio 2014

Carbon Neutral




Oggi si fa un gran parlare di Carbon Neutral, è da tempo iniziata una vera corsa alla riduzioni delle emissioni di CO2 (o carbonio) da parte di tutte quelle realtà che si vogliono effigiare della qualifica di green friendly.
Sta diventando una moda ecologica a larga diffusione, almeno nel mondo che si definisce “industrializzato”, il primo e il secondo mondo.
Ma è poi davvero chiaro a tutti cosa sia e cosa di debba fare 
per combatterlo?
Schema esplicativo effetto serra, da Wikipedia,


Uno dei grandi e, per ora, irrisolti problemi che affliggono le società contemporanee è di certo quello del degrado ambientale, che è una delle prime voci nelle agende politiche di ogni Stato, o almeno dovrebbe esserlo.
Le condizioni della Terra stanno peggiorando progressivamente a causa del reiterato, sovradimensionato e non equilibrato sfruttamento delle risorse naturali, sommato all’insufficiente tutela del bene comune ambiente.
Il consumismo e l’inquinamento prodotto dal fattore”uomo” hanno portato alla degenerazione del naturale processo di riscaldamento solare, tanto da rendere dannoso ciò che di fatto non lo era.
La crescita senza controllo delle emissioni inquinanti ha provocato il famoso buco dell’ozono, che, tradotto, significa un aumento eccessivo della temperatura terrestre globale, ossia, per fare un esempio chiaro, stiamo come piante, in mancanza di irrigazione, dentro una serra, a vetri chiari senza schermature, esposte alla cocente canicola estiva[1].
I principali colpevoli dell’effetto serra sono tre: il vapor acqueo, il metano e l’anidride carbonica[2], quest’ultima è appunto l’oggetto dell’obiettivo carbon neutral, o carbon neutrality.
Fra l’altro, l’anidride carbonica ha un’ulteriore aggravante: la sua persistenza nell’atmosfera per una durata stimata di 100 anni (non pochi)[3].
In poche parole stiamo creando un circolo vizioso pressoché eterno di produzione ed “immagazzinamento” di CO2 e gas nocivi da lasciare in eredità ai nostri posteri, senza, fra l’altro, riuscire davvero a trovare una soluzione ottimale e definitiva.
Certo c’è, però, la volontà di cercare di arginare il problema, seppure in maniera disorganica, né costante né uniforme, ma è un inizio.
Ma facciamo un passo indietro.

I cambiamenti climatici e il surriscaldamento globale hanno forzatamente spinto i paesi industrializzati, dagli anni ’90 in poi, a fare un punto della situazione per cercare soluzioni ottimali per arginare il problema, sino ad arrivare a siglare il protocollo di Kyoto, un documento indicante le linee guida e gli impegni formali che i firmatari avrebbero dovuto seguire per ridurre almeno il 5% delle emissioni di gas serra dannosi rispetto al 1990[4]
Come sempre creare un’intesa unitaria e valevole per tutti è utopia, così, con un abile gioco di carte, si è stabilito che ci fossero obiettivi diversi a seconda delle nazioni firmatarie e, come se ciò non bastasse, si sono create delle “stanze di compensazione” per scambi di quote, che non sono di grande utilità[5] e assomigliano più ad una pezza giustificativa a comportamenti inquinanti reiterati che non una reale ricerca di una soluzione ottimale diffusa e omogenea.
In ogni caso l’obiettivo era, ed è, ridurre il più possibile le emissioni ad impatto inquinante, puntando all’ottimizzazione delle risorse e al miglioramento tecnico produttivo industriale, su tutta la filiera, dalla produzione al consumatore.
Il protocollo è stato in gran parte disatteso, nemmeno dopo la conferenza mondiale di Copenaghen[6] si sono fatti veri e propri passi fondamentali per una linea di attuazione vincolante e razionale uguale per tutti i paesi e veramente funzionale.
Tornando alla questione carbon neutral, eliminare totalmente l’anidride carbonica è impossibile, è un dato di fatto, tutti gli esseri viventi ne producono, e, oltre a ciò, ha vita lunga, come già detto, ma cercare di limitarne le emissioni è un nostro dovere.
Senza demonizzare il bestiame, a cui si scarica volentieri tutta la colpa[7], vero c’è una crescita eccessiva di armenti perché abbiamo sbilanciato la dieta troppo sulla bilancia delle carni rosse, noi paesi “ricchi”, dovremmo cominciare a favorire e a richiedere procedimenti virtuosi a chi di emissioni inquinanti ne emette in quantità industriale ogni giorno.
Ovviamente ci dobbiamo aggiungere la buone prassi individuali, uno da solo non basta ma la somma di tanti “buoni” comportamenti è quella che davvero modifica lo stato di fatto esistente. Vi è anche la possibilità di calcolare la quantità di emissioni per ogni singola famiglia[8], ma senza arrivare a costrizioni, privazioni e rivoluzioni del nostro modo di vivere, cosa che, tra l’altro, non è pensabile accada in un batter di ciglia, basterebbe solamente vivere in maniera razionale ed economicamente sostenibile, come per secoli l’uomo ha fatto.
Per la produzione industriale, intendiamo tutte le attività che prevedono un’azione diretta dell’uomo per la realizzazione di un oggetto, materiale o immateriale, definibile come prodotto.
I passi, per la riduzione delle emissioni sono essenzialmente: energie rinnovabili, razionalizzazione del processo produttivo, qualità nel lavoro e nelle scelte delle materie prime, riciclo diffuso a tutti i livelli, Km 0, e riduzione degli sprechi e dei comportamenti negativi.
  
Si traducono, quindi, a ben vedere in un processo di razionalizzazione economica che tocca tutti i passaggi industriali, sino al riuso del prodotto, o di parti di esso, in altre o nuove forme.
Il punto più complesso è il Km 0, questo vale anche per le famiglie, pensare di ridurre tutto a nulla o pochi Km da casa non è certo possibile, né pensabile, soprattutto per chi ha scelto di vivere lontano dalle città, ma si può: utilizzare la strumentazione internet, cosa che è, oggi, totalmente attuabile, per ridurre spostamenti non necessari si, riciclare, trasformare la propria azienda attraverso materiali ecocompatibili, ridurre rifiuti ed imballi, passare alla energie rinnovabili, assumere personale locale ed evitare di delocalizzare in parte, meglio ancora in toto, le attività sia per la produzione sia nell’acquisto e lavorazione, dove è possibile, delle materie prime.
Senza la necessità di adottare una certificazione fornita da aziende private[9] è abbastanza facile comprendere come i comportamenti “virtuosi”, volti a ridurre il proprio carbon footprint[10], non sono altro che la razionale organizzazione economica e sociale secondo la pragmatica razionalità che ha, sino ad un certo punto, contraddistinto l’umanità.
Oggi sembra che il mondo si stia “davvero” muovendo in questa direzione, anzi già verso un’evoluzione del processo, come il Carbon Negative [11], che attraverso un carbone vegetale prodotto da biomasse, il biocher[12], dovrebbe addirittura ridurre l’emissione del carbonio stoccando al suolo la Co2, che rimane immagazzinata e non rilasciata nell’atmosfera.

Una domanda sorge spontanea, oltre la tanto sottolineata possibilità di scambio di crediti fra nazioni, ma
questi gas immagazzinati nel suolo che effetti daranno nel lungo periodo?
Cosa comportano effettivamente sugli organismi - piante, animali, uomo, ambiente -?
Questo non creerà sul lungo periodo un ulteriore avvelenamento ambientale?
Tutte domande che potranno avere risposte solo a posteriori, perché necessitano di un lungo tempo di verifica e puntuale controllo.
Per ora ci limitiamo a registrarne l’esistenza, gli studi e le applicazioni sino ad oggi esistenti.
Come lasciamo i puntini di sospensione su alcune aziende che si definiscono carbon neutral … a voi e agli esperti il giudizio[13].
Biochar – sistema di funzionamento, immagine tratta 

Quello che, di assoluto, si può decretare è che ragionando in termini logici basta usare il buon senso, a livello sostenibile in tutte le declinazioni possibili.










B. Saccagno



[4] Il protocollo è stato adottato nel 1997 ed entrato in vigore effettivamente nel 2005, firmato da 141 nazioni. http://europa.eu/legislation_summaries/environment/tackling_climate_change/l28060_it.htm
[7] http://www.fao.org/newsroom/en/news/2006/1000448/index.html, i Ruminant Gas Emissions o Greenhouse Gas Emmissions From Animals o Animal Gaseous Emissions.
[8] http://www.epa.gov/climatechange/emissions/ind_calculator.html, per il calcolo delle emissioni gas serra della propria famiglia.