Eunomica Who What How by Eunomica Apc on Scribd
lunedì 12 dicembre 2016
mercoledì 7 dicembre 2016
Ergo
Ergo
“Da che punto guardi il mondo tutto dipende”,
cantavano con lineare sagacia gli Jarabe De Palo, quindi “cogito ergo sum” cartesianamente parlando, semplicemente basta pensare, osservare
e analizzare le cose da un punto diverso, senza limiti o preconcetti, senza
gabbie e attraverso la lente della creatività.
Basta cambiare direzione al pensiero.
Se la crisi è una risoluzione e un momento dedicato alla scelta si deve forzatamente passare a ”ego facio”, al fare, con la piena consapevolezza della conoscenza, del confronto e della condivisione.
Basta cambiare direzione al pensiero.
Se la crisi è una risoluzione e un momento dedicato alla scelta si deve forzatamente passare a ”ego facio”, al fare, con la piena consapevolezza della conoscenza, del confronto e della condivisione.
L’importante
è esser pronti a lasciare la via vecchia per un orizzonte pulviscolare per
l’illusione ottica della distanza, ma più ci si avvicina a nuovi punti più
tutto si chiarisce, o si confonde ma per fortuna abbiamo la creatività e i
valori ancestrali connaturati al nostro essere umani che ci permettono di non
perdere la bussola, o forse sì, ma è davvero così periglioso? E se fosse la
soluzione?
#pillole #eunomia #eunomica #semplicità #latino
#laconoscenzafaladifferenza #dialogo #collaborazione #idee #ratioetopus #cogitoergosum
giovedì 24 novembre 2016
Ratio et Opus
Antefatto
La
contemporaneità è imbibita di “crisi”, una parola che ormai ha assunto una sua
entità fisica, palpabile nella quotidianità di ogni singolo essere, vivente o
inerte che sia (pare che nessuno ne sia escluso). La “crisi” ha permeato la
realtà di una patina vischiosa e grigiastra che soffoca la fiducia e inibisce
le reazioni e le energie.
Eppure, questa parola in sé non ha una connotazione
prettamente negativa, anzi, favorisce la creatività e il cambiamento, per
esempio per le Scienze Sociali è “il passaggio da una condizione di stabilità a una di
variabilità negli equilibri istituzionali e culturali di un sistema sociale” (Enciclopedia OnlineTreccani, v. Crisi), un passaggio dunque; è un
semplice cambio di status e a ben
pensare si può focalizzarlo come un corridoio da attraversare con consapevolezza,
non certo come una palude soffocante che impantana.
Ma
se facciamo un salto indietro, là dove la cultura era il fulcro centrale di
ogni atto umano e filosofeggiare era un valore etico e morale imprescindibile, nella
latinità, “crisi” è qualcosa di ancora più profondo, dall’intrinseco valore
positivo, ossia il momento della scelta oppure quello della risoluzione di uno
stato di malattia, cioè stringi stringi la soluzione, non il problema… (Vocabolario Online Treccani, v. Crisi " dal
lat. crisis, gr. κρίσις «scelta,
decisione, fase decisiva di una malattia», der. di κρίνω «distinguere, giudicare»” ; IL – Castiglioni Mariotti, Dizionario Italiano-Latino, v. latina Crisis“risoluzione di una malattia”).
#pillole #eunomia #eunomica #semplicità #latino #laconoscenzafaladifferenza #dialogo #collaborazione #idee #ratioetopus
photo by https://www.flickr.com/photos/141531339@N03/
photo by https://www.flickr.com/photos/141531339@N03/
mercoledì 16 novembre 2016
Erasmus Plus al Bona
Mercoledì 09 Novembre 2016
Istituto Eugenio Bona, Biella
Vi state domandando cosa ci fa
Eunomica al Bona?
Vi chiederete che ci fanno questi frikkettoni che parlano di Eunomia nella scuola dove regna l’economia?
Vi chiederete che ci fanno questi frikkettoni che parlano di Eunomia nella scuola dove regna l’economia?
A scanso di equivoci, per
incominciare posso dire che io, che sto scrivendo, il mio legame ce l’ho, il
mio vecchio istituto è stato fuso ed accorpato – tecnicamente parlando -, per
cui è un po’ come tornare a scuola (fra l’altro molti dei miei vecchi professori
ci sono ancora…). Poi, ci preme (a tutti noi eunomici) sottolineare che siamo
proprio nel luogo deputato per avviare un dialogo interagente (cioè, che agisce
con gli agenti partecipanti, in “soldoni” noi, persone presenti alla giornata) che
si propone di trovare le giuste domande per avviare un processo di cambiamento
che smantelli obsoleti paradigmi consolidati.
Ma non siamo qui a farvi il
pippone, se è pur vero che Eunomica tiene con particolare cura alla formazione
non abbiamo niente a che fare con ingessati professionisti dalla voce impostata
e dallo sguardo di quello “che la sa lunga, perché le sa tutte”, perciò
tagliamo corto e andiamo diretti al cuore del racconto. Ci piace dialogare
apertamente inter pares, ognuno mette
in campo idee, concetti, azioni, processi, suggestioni e creatività da
condividere, per progettare e costruire insieme possibili percorsi andando a
sommare il positivo, per trovare la via ad oggi migliore dalla quale partire.
Ci piace rompere il ghiaccio con l’empatia,
con una battuta e un sorriso aperto, questo mette tutti sullo stesso piano
creando un’atmosfera rilassata e meno accademica (che metterebbe anche noi in
un certo imbarazzo per mancanza di standing
baronale); dobbiamo esser sinceri noi ci siamo giocati pure una carta in più:
il compleanno della nostra ingegnere eunomico, Claudia. Condividere è anche
questo, non solo progettualità!
Potevate pure farmi notare, interrompendomi prima, che non ho rispettato le 5 W di apertura: avete ragione! Cosa ci facevamo là non l’ho ancora detto.
Riparto da qui: Grazie ad una fortuita coincidenza del destino (o forse sotto
il segno della nostra cara Eunomia, che ci sorveglia benevola dal suo punto di
vista privilegiato a volo d’uccello) ci
siamo interfacciati un anno fa con il Prof. Lannino e dialogando tra noi in
varie occasioni, da prof sopra le righe quale è, si è accollato la responsabilità di invitarci all'Istituto
Bona di Biella (che ringraziamo anche nella figura istituzionale della Preside Raffaella
Miori - scusate la mia vetustà ma ai miei tempi questa era la qualifica -
per averci accolti in questo storico istituto biellese) per partecipare
ad una sessione di un progetto Erasmus Plus dedicato al cambiamento
sostenibile, dove sono coinvolti, in un ciclo biennale, scuole provenienti da 5
paesi europei (Italia, Turchia, Olanda, Lituania, Polonia).
Per noi una splendida opportunità
che abbiamo accolto con piacere e buona energia, superando anche la nostra
titubanza nel riuscire ad esprimere i contenuti eunomici in modo comprensibile
in anglossone idioma. Un po’ perché si era leggermente "fuori uso" nel dialogo diretto in lingua, un po’ perché a
volte dobbiamo anche italica madrelingua pensare con attenzione alle parole da
scegliere per raccontare i valori di Eunomia. La fortuna in questi casi è
proprio quella di dover tutti adottare una lingua comune che non ha le stesse
sfumature - che si colorano di suoni e di costrutti diversi a seconda dei suoni
fonetici della propria nazione di provenienza - si è, perciò, tutti sulla stessa
barca. Se manca un termine, scappa dalla mente proprio quando più servirebbe,
ci si dà una mano per comprendersi e alla fine, quasi per magia, più per
empatia, ci si capisce con un sorriso. Siamo umani su uno stesso piano,
semplici "dialogatori", persone che ascoltano, dialogano, si
confrontano per imparare, non certo per insegnare certezze, reciproci doni che
mettono in circolo idee, punti di vista ed esperienze. Si sta mettendo in una scatola condivisa gli elementi che saranno alla base dei percorsi che si
andranno a costruire insieme, in condivisione, ossia condividendo la visione.
Attorno ad un tavolo, di lavoro e
conviviale, visitando un luogo, mettendoci in gioco, dialogando sono nati tanti
spunti, condivisioni e riflessioni aperte, certamente è per noi un momento
arricchente, di cui facciamo tesoro a livello umano, energetico, progettuale e
di ideazione.
Inoltre, con gioia dobbiamo dire che, nonostante qualche
smarrimento ogni tanto su alcuni punti – dove noi per primi ci siamo smarriti
tante volte e da tanto tempo ci ragioniamo sopra -, abbiamo toccato con mano
che, alla faccia di qualche gap linguistico, il diritto naturale, e i processi di progettazione
eunomici che dà lì si originano, hanno trovato terreno di condivisione comune.
Questo è il segno che c’è voglia di tornare ad equilibri che mettano al centro
il benessere nella sua globalità, ma non il benessere materiale bensì quello di
sinergico di rapporto dell’uno con il tutto.
Questa è di fatto l’Europa vera,
questo spaccato fa emergere la voglia concreta delle persone di cambiare ed
interagire insieme per trovare nuovi percorsi di sostenibilità a partire dal
basso, dalle singole azioni quotidiane e dalla responsabilità personale.
Crediamo che questa sia la via per
tendere ad una direzione eunomica (la buona norma) e sappiamo che non esiste
una soluzione univoca vincente ed universale, non ci sono strade giuste o
sbagliate in assoluto, ci sono tanti percorsi che ci permettono di avviarci
verso un processo di cambiamento, conoscerle e farle interagire è un modo per
imparare a porsi le giuste domande. La domanda giusta è più importante della
risposta.
Insieme, partendo da una base che miscela le nostre: energie, professionalità, idee, azioni singole, possiamo costruire
qualcosa di nuovo, partendo da ciò che sappiamo, da ciò che già c’è di buono, per
tendere verso ciò che non conosciamo ancora, o non del tutto, oppure che ancora
manca e dobbiamo inventarlo.
La creatività, la capacità di
mettersi in discussione ed in gioco per scardinare le gabbie e le rigidità che
la società spesso ci impone non è certo una cosa automatica, sintomatica, nè
veloce (vorrei lodare la saggia lentezza, quanti errori si possono evitare
ponderando le cose senza agire di istinto e in immediatezza), ma quando vi è la
volontà di provarci è un atto eunomico, nel senso di buona prassi, da lì poi,
con pazienza e condivisione, le cose verranno.
Una giornata positiva, benedetta anche dall’energia della natura
mistica d’Oropa oltre all’energia umana che ognuno dei presenti ha messo in
campo, che ci ha dato modo di
interrogarci sul futuro insieme: condividendo si può avviare una riflessione
globale sull'impronta che ognuno di noi, sotto sua responsabilità personale non
cedibile, ha nei confronti di sé e del “tutto”.
A presto!
photos by B. Saccagno
lunedì 10 ottobre 2016
Una mela al giorno... un progetto di contorno
Con le prime avvisaglie di uno strano autunno dalla veste estiva, con il profumo dei ricordi di infanzia è iniziata in concreto una collaborazione progettuale, dedicata al territorio ed allo sviluppo di processi di economia sociale compartecipata, fra Eunomica ed Abitare Insieme Odv di Varallo.
Cosa c'entrano le mele, quelle vere, profumate, imperfette e gustose, con Eunomica?
Per strani incroci territoriali Eunomica viaggia ed incontra tante realtà ed è sempre disponibile a collaborare dove c'è il desiderio di sviluppare processi di economia sociale che valorizzino le risorse, cambino il modo di vedere le cose, si avvicinino al diritto naturale ed a modi di vivere che si pongano l'obiettivo di un benessere sociale a tutto campo che non trascuri nessuno.
Oggi tante cose stanno cambiando, nei venti di bufera, nelle buie gallerie, tante piccole luci si stanno accendendo ovunque, tante belle iniziative, tanti progetti, tanti cambiamenti...
E noi ci siamo, sempre pronti a creare sinergie, energie e lavorare sulle risorse partendo da budget zero.
L'importante è avere alla base un buona idea, una progettazione sociale compartecipata e collaborativa, la voglia di fare le cose insieme partendo da valori profondi.
Ed eccoci allora a disegnare un progetto che parte da un semplice pensiero, che è una constatazione di fatto, quante risorse rimangono inespresse e sono gratuitamente disponibili ed inseribili in un circuito di scambio basato su un giusto valore (per tutti gli elementi e gli attori coinvolti nel sistema economico che si genera)?
Moltissime.
Come si fa a metterle in circolo?
Basta molto poco, a volte solo un minimo scambio di valore concreto di attività. Ed, inoltre,
esiste una rete sul territorio nazionale con tante iniziative basate sullo stesso concetto, basta disegnarne una mappa, mettersi in connessione e le risorse possono viaggiare interscambiandosi, seguendo bisogni e desideri in un percorso molto ampio che accresce tutti.
Cosa potrebbe portare?
Tanto, molto purchè si generi un sistema condiviso che superi il concetto caritativo di attesa: tutti gli attori in campo si mettono in una situazione pro attiva, il fare, avendo un ritorno misurabile che è un valore che va oltre il semplice dare/avere ma è una sinergia che innesca un meccanismo più grande che si riflette su tutta la comunità coinvolta.
L'obiettivo è un benessere psicofisico, culturale, umano e sociale che migliora la qualità della vita e ritrova le radici concrete del nostro DNA sociale e territoriale, riancorandoci a rapporti umani, culturali, economici e sociali veri per una crescita equilibrata e attenta ai bisogni di tutti (pianeta compreso).
Così, il primo passo, lo abbiamo fatto, il prossimo è già in programma...
lunedì 12 settembre 2016
Intervista ad Enrico Marone
Vivere Sostenibile Alto Piemonte
Quali sono i valori che condivide, supporta
e diffonde?
«L'edizione Alto Piemonte
di Vivere Sostenibile ha pubblicato il suo primo numero a marzo di
quest'anno. Il titolo naturalmente non è casuale, ma è l'elemento comune dei
temi e dei valori che vogliamo trasmettere. In ambito bio-eco ma non solo, ci
interessa diffondere la reale possibilità di vivere e far crescere un mondo che
si basi su principi di giustizia,
solidarietà, partecipazione, consapevolezza, cura del pianeta, eticità e
quindi respinga quella visione puramente mercantile che ci ha regalato gli
attuali disastri a livello non solo locale, ma planetario. Tutto questo
all'interno del territorio del quale ci occupiamo, le province di Novara,
Vercelli, Verbania e Biella».
Vivere Sostenibile Alto Piemonte è nata da poco ma ha già una bella
diffusione e tanti contenuti interessanti:
Quali sono i vostri sogni per il
presente ed il futuro?
Quanto coraggio, resilienza e
passione ci vuole per intraprendere una strada coraggiosa e bellissima come la
vostra?
«Siamo molto contenti per l'accoglienza che ha avuto tra i
cittadini.
È una
rivista che viene richiesta e questo è un ottimo segnale. L'impegno necessario
per produrre un giornale con contenuti interessanti e vari è notevole, ci
lavoriamo in tre ma praticamente a tempo pieno e con pieno intendo anche i
giorni festivi. Uno degli elementi più importanti credo sia la curiosità, la voglia di conoscere realtà,
persone ed attività che costellano il nostro territorio e che è importante far
conoscere senza preconcetti. Saranno poi i lettori che potranno valutare e se
interessati approfondire.
Tutto ciò
comporta necessariamente una ricerca, il contatto, la comprensione e poi il lavoro
editoriale successivo. Sì c'è anche una parte di coraggio in tutto questo, in
particolare legato al fatto di essere ciò che sentiamo di essere, esplorare ciò
che incontriamo sulla nostra strada, insomma il coraggio di essere veri. Impegnativo
ma vi assicuro che ci si sente meglio».
“Eco-rivista
indipendente e gratuita”, una sfida per nulla facile anzi complessa ma
sicuramente intrigante. Oggi tutti i giornali sono in crisi, la carta stampata
si legge sempre meno eppure è ancora prezioso strumento di comunicazione e i
giornali sul Web, in Italia, stentano a decollare in alta quota.
Quali sono le problematiche che
quotidianamente vi trovate ad affrontare nel mondo dell’editoria indipendente
offrendo un servizio di educazione e di cultura donato in gratuità ai lettori,
che possono anche leggere l’edizione digitale on line o riceverla via mail,
e quali invece le opportunità e/o i vantaggi?
«”Eco-rivista indipendente
e gratuita” aggettivi che si collegano sicuramente al tema del coraggio.
Quando abbiamo cominciato anche noi avevamo un po' di timore a portare sul
territorio una rivista cartacea, ma dalle testimonianze e risposte che abbiamo
dai nostri lettori, Vivere Sostenibile
piace proprio perché è su carta.
L'elemento della gratuità è poi un'aggiunta che inizialmente ha colto di
sorpresa i lettori, penso per il sospetto che un giornale gratuito avesse poco
da dire, ma siccome noi curiamo particolarmente i contenuti, ben presto anche
questo ostacolo è stato superato. Come dicevo prima le persone vogliono leggere
la rivista è questo per noi è un bel premio. Altro elemento che vorrei far
notare è la stampa su carta riciclata che
su un formato da quotidiano come il nostro, ha comportato la ricerca di una
tipografia con impianti che potessero stamparla con buoni risultati. E
purtroppo nel nostro mondo a rovescio, la carta riciclata che è sicuramente più
rispettosa dell'ambiente, costa di più di quella standard. Essendo una rivista gratuita per i lettori, la
sostenibilità economica passa inevitabilmente dal sostegno pubblicitario che
nelle nostre zone stenta a crescere, ma che speriamo ci consenta di proseguire
nell'avventura, tenendo conto che ci rivolgiamo ad un pubblico consapevole ed
attendo ai temi e che la rivista si trova in distribuzione solo in punti da noi
scelti sulla base della compatibilità tra attività e contenuti editoriali. Come
piccoli editori indipendenti posso solo
dire che ci si trova da soli ad affrontare qualsiasi problema
burocratico-amministrativo-fiscale-economico, del resto temo che nonostante
il nostro sia uno dei Paesi culla della civiltà, arte e cultura mondiale, non
riesco a togliermi dalla testa quello che disse un noto politico anni fa: “con la cultura non si mangia”. Spero che
riusciremo ad evolverci in fretta da questo livello così basso».
Vivere
Sostenibile racconta il mondo della sostenibilità, un universo in crescita
con un pubblico preparato, interessato ad approfondire, a cambiare seguendo un
percorso di equilibrio e di rispetto verso il pianeta ma io credo innanzitutto
verso sé stessi; prima è necessario consapevolizzare ed assumersi la
responsabilità e poi si può affrontare il cammino del cambiamento.
Sebbene molto ci sia da fare, la velocità
di crociera del cambiamento sia ancora slow,
ci sia ancora tanta confusione e disinformazione o informazione confusa, a me,
personalmente, pare che negli ultimi anni ci siano tanti segnali positivi
sparsi in tutto il mondo che stanno tracciando delle strade sostenibili per un
futuro migliore, a partire già da oggi. Gli esempi, le buone pratiche, le idee
e i progetti concreti non mancano, forse c’è ancora troppa frammentazione.
Secondo il tuo personale vissuto qual è il
quadro attuale della cultura della Sostenibilità?
E quali sono ancora i punti deboli da
rafforzare per far crescere l’attenzione su stili di vita più sostenibili per
il benessere diffuso?
«Sono
d'accordo in linea di massima con la descrizione che hai fatto della
situazione.
Ci siamo
posti due obiettivi importanti come Vivere
Sostenibile. Il primo è quello di essere una rivista di divulgazione dei temi, dando cioè le informazioni di
base ai lettori per avvicinarli e cominciare a far conoscere gli argomenti.
L'altro è quello di diventare un punto
di incontro tra persone e/o gruppi che portano avanti interessi ed attività
differenti, ma che hanno tutte quel filo conduttore, a volte poco visibile,
che passa attraverso una visione del mondo e della relazione tra persone e
pianeta molto diversa dall'attuale, più etica e giusta, più naturale e
solidale.
Nonostante
siamo nati da poco qualcosina in questo senso abbiamo contribuito a realizzarlo
e spero tanto di poter proseguire in questa direzione, magari coinvolgendo
anche le amministrazioni pubbliche che sono importanti gestori di servizi e
risorse comuni.
Naturalmente
i meccanismi consumistici stanno entrando in modo scomposto e disordinato in
questi temi. Non si contano più i prodotti industriali che hanno da qualche
parte nel nome i suffissi eco o bio ed anche gli aggettivi solidale ed etico
sono a rischio di contaminazione da mercato. Ecco questa è una delle battaglie difficili, dare gli strumenti ai
lettori per effettuare con consapevolezza le proprie scelte, senza farsi
condizionare o ingannare da mode o pubblicità solo di immagine. C'è molto
lavoro da fare, ma vedo che le persone sono sempre più attente».
La fiducia è uno dei valori fondamentali
per ritrovare il senso di comunità e di apertura verso l’altro, che non è
necessariamente il diverso ma semplicemente un individuo a noi vicino e
prossimo, se non a volte il nostro vero “IO” non costretto da schemi
sociali… Oggi facciamo difficoltà a
riconoscere ed a intraprendere una cultura dello scambio e della condivisione
capace di generare un’energia reciproca che sviluppi il benessere valorizzando
ogni singola unità. Ritrovare la fiducia, imparare a confrontarsi e a
comprendersi, sommare e moltiplicare invece di dividere e sottrarre ci
indirizzerebbero ad un miglioramento tangibile e sostenibile che ci farebbe
comprendere quanto questa crisi “a tavolino” è superabile con estrema facilità.
Sembra facile eppure la fiducia oggi latita, per fortuna non si fa di tutt’un erba un fascio: Luci vivide ci sono, ma nel
generale ancora si stenta a “dare fiducia”.
Qual è la tua, la vostra, personale ricetta
per alimentare e diffondere la fiducia e la positività per una transizione che
porti ad un cambiamento davvero sostenibile?
«Conoscere diventa cruciale in questo
ambito.
La consapevolezza mi permette di avere fiducia
molto più facilmente perché mi dà gli strumenti per capire meglio chi mi sta di
fronte e la qualità del suo agire. Non a caso i temi dei quali parliamo
cominciano solo ora timidamente a fare capolino in Tv e spesso vengono trattati
come argomenti folcloristici, risibili. Per esempio dopo la COP21 di Parigi che il nostro paese
ha sottoscritto, a parte l'ottimo Luca
Mercalli, avete ancora sentito parlare di cambiamenti climatici a
livello scientifico e quali progetti ha il governo per contrastarli?
Come dicevo
uno dei nostri obiettivi è comunicare e far comunicare tra loro settori, se
così possiamo chiamarli, differenti tra loro. Quindi realizzare sinergie, collaborazioni per arrivare a creare catene
sempre più lunghe che abbiano quei fattori positivi comuni nell'intero ciclo di
un'attività, di un prodotto, di un progetto. Se dalla pianta di canapa
coltivata biologicamente posso dare materiale per l'edilizia che realizzerà un
centro giovanile, ho messo insieme un gruppo di attività virtuose, sane ed
etiche che nessun prodotto industriale potrà eguagliare e nel contempo ho
creato lavoro pulito sul territorio, ho diminuito l'impatto ambientale, ho
magari evitato lo spopolamento di un paesino, ho dato un futuro ad un gruppo di
giovani. Questo è solo un esempio del funzionamento di un mondo nuovo che ci
piacerebbe contribuire a creare e dove la fiducia nell'altro diventa più
facile, perché gli obiettivi di fondo sono in realtà gli stessi».
Il Web è un contenitore veloce e diffuso
che immette contenuti e notizie a passo continuo eppure si può dire di trovarsi
all’interno di un’era storica di grande disinformazione, dove il controllo sui
contenuti è forte, vi è difficoltà ad accedere alle fonti e all’essenzialità
della notizia e non è sempre facile distinguere la notizia vera dalla bufala;
un meta mondo che si definisce sociale perché tutti - qui sarebbe da verificare
il valore effettivo del pronome - possono accedervi e postarvi contenuti ed
idee, sostituendosi o integrandosi ai giornalisti, con il risultato di creare
spesso ancora più confusione perché si presta poca attenzione alle verifiche,
che andrebbero sempre fatte, sulla veridicità o correttezza di ciò che si dice
e viene pubblicato.
Qual è il tuo pensiero sulla comunicazione
contemporanea?
E cosa significa oggi essere un
giornalista?
«Internet è
stata una reale rivoluzione nello scambio di informazioni nel XX secolo. Oggi
ognuno di noi può cercare informazioni, talvolta anche scomode o di nicchia
senza censure, almeno dalle nostre parti. E naturalmente può contribuire ad
arricchire, con sue informazioni, la gigantesca banca dati che è la rete. Il
risvolto della medaglia è che ovviamente la “qualità” del dato va sempre verificata con attenzione perché troppa informazione equivale a nessuna informazione.
Verificare tale informazione talvolta è più difficile che non trovarla. Questo
paradosso è di difficile soluzione.
Inoltre la
rete è in continua evoluzione sia tecnologica sia a causa delle continue
minacce alla sua indipendenza da parte di vari governi, degli interessi
economici e dei mercati in ballo dalla pubblicità, al copyright, ai segreti industriali, fino alla pubblicazione di
documenti scomodi, inquietanti e imbarazzanti per ricchi e potenti del pianeta.
Difficile
destreggiarsi se non si ha una buona esperienza.
Noi poi
siamo un paese dove la libertà di stampa non gode affatto di buona salute e vi
invito a verificare sul sito di Reporters
Without Borders (siamo al 77° posto!), quindi occorrerebbe un
recupero di fiducia negli organi di stampa. E qui l'aggettivo indipendente che
è stampato nel titolo della nostra rivista diventa importante e ci costringe ad
un impegno anche in questo senso. Insomma da piccoli quali siamo, ci mettiamo
la faccia e siamo in prima linea perché crediamo
all'obiettivo di avere una informazione vera. Come rivista gratuita, ma di
qualità, non ci possiamo permettere mancanze su questo punto, perché nel mondo
che contribuiamo a creare ciò che dico equivale a ciò che vivo e le persone che
ho di fronte hanno gli strumenti per verificarlo ogni giorno.
Questo crea il legame di fiducia, prezioso ed impegnativo da mantenere nello stesso
tempo. Spero che i nostri lettori si accorgano di questo e che usino lo
stesso metro per selezionare le informazioni che cercano».
Vivere Sostenibile Alto Piemonte è parte di un circuito di credito
reciproco, perché avete fatto questa scelta e quali sono le vostre prospettive
per potenziare il valore del vostra rivista attraverso, e con, questi
strumenti?
«La
sostenibilità per come vorremmo declinarla, comprende tutti gli ambiti ed anche
quello economico ne è una parte. Anzi un'economia troppo spesso vista e subita
solo come speculazione è all'origine di molti dei problemi che viviamo.
Come rivista
siamo un'azienda e quindi siamo all'interno delle attuali regole fiscali ed
economiche, ma dopo aver conosciuto Piemex
abbiamo capito che potevamo aderire ad un sistema che si svincolava da queste
“solite” regole e ci consentiva di mettere in pratica uno scambio di servizi e
prodotti molto più interessante. Un meccanismo che escludendo il denaro,
secondo me, consente di attivare altri valori più vicini al mondo che ci
piacerebbe vivere e lasciare ai nostri figli. E poi ritorniamo al discorso “fiducia”, escludendo il denaro che in
certi casi è un ostacolo, diventa più facile avere fiducia di chi ti sta davanti,
all'interno di un circuito dove tutti siamo uguali e comunichiamo tra noi.
Credo che
questa scelta dia un valore aggiuntivo alla nostra proposta editoriale, anche
con questo dimostriamo di essere più veri e di vivere ciò che vorremmo.
Penso che
questo contribuirà a migliorare la fiducia nei nostri confronti e con ciò
aumentare le future collaborazioni».
lunedì 4 luglio 2016
Intervista a Edoardo Ghelma - GAS
«Significa "Gruppo di Acquisto Solidale". Semplicemente è un'associazione che riunisce un gruppo di famiglie con l'intento di acquistare prodotti di qualità, preferibilmente biologici, ad un prezzo scontato, possibilmente a Km Zero e con lo scopo, non secondario, di sostenere e incrementare lo sviluppo dei produttori locali».
Da quali bisogni ed esigenze è nato il Gruppo Acquisto Solidale di Borgosesia e come funziona?
«È nato per un bisogno di divulgare una cultura dell'alimentazione (e non solo) più sostenibile e naturale. Non trascurando il valore di fare cose condivise e socialmente aggreganti».
Ci potrebbe fare un
breve identikit dei vostri aderenti? (Chi è, se c’è, l’aderente tipo del Vs
GAS)
«La platea (circa 90 soci) è variegata. Dal vegano all'onnivoro. Tutti però accomunati principalmente dalla ricerca del "buono", del "sano" e del "territoriale. Ogni socio può proporre prodotti e articoli che, se condivisi, potrà gestire direttamente».
La partecipazione e
la fiducia sono due elementi chiave per tutte le buone pratiche dell’economia
solidale a base condivisa e compartecipata, questo comporta anche, di fatto, un
ruolo attivo di cittadinanza che prevede l’assunzione di responsabilità e di
impegno per la crescita e lo sviluppo di un “modello sostenibile”. Oggi in una
società liquida e spesso superficiale non sembra semplice, quasi utopia, eppure
è una realtà, solida ed in crescita, quella dell’economia solidale e della
condivisione in tutte le sue forme. Quale futuro vede per l’economia della
condivisione?
«Può sembrare un paradosso la crescita di aggregazioni come un GAS, in un mondo consumistico e in una società che si percepisce "galleggiante" nel vuoto. Non è così. Nei momenti di aridità bastano poche gocce d'acqua e i semi sani spunteranno dalla terra producendo germogli che faranno ben sperare in un futuro raccolto. Mai come ora, dal nostro osservatorio, percepiamo l'esigenza di condivisione e di formare gruppo. Senza eccessi di chiusure elitarie, la condivisione e l'esperienza aggregativa, saranno il motore per creare una coscienza collettiva più matura e solidale».
Aderire ad un gruppo
di acquisto solidale non significa solamente dare valore ai prodotti Km 0 ma è
un atto di economia solidale ed è una buona prassi sostenibile che nasce da una
filosofia di vita più attenta alla qualità, alla cultura e alla conoscenza ed
al valore del territorio. Sicuramente richiede un approfondimento delle
informazioni e il superamento del sistema consumistico spinto attuale. Qual è,
secondo lei, l’impatto economico che i GAS hanno sul territorio e sul suo
contesto socio culturale? Vi sono elementi critici da migliorare per diffondere
maggiormente questa buona pratica?
«La nostra dimensione piuttosto limitata incide modestamente sull'economia locale. Certamente ha fornito una boccata d'ossigeno a micro-produttori (per es. apicultori, produttori di formaggi e salumi freschi, produttori di mirtilli, produttori di patate, produttori di detersivi bio, etc.) tutti locali. Questa prassi introduce degli elementi di novità che un poco alla volta produrranno dei frutti. Per esempio: acquistiamo da un allevatore di bovini due capi all'anno per distribuire la carne ai soci. Abbiamo preteso, ottenendo la massima collaborazione, che i manzi allevati fossero alimentati esclusivamente da erbe di alpeggio e fieno, senza aggiunta di altri integratori. Questa operazione, oltre a fornire qualità, ha permesso di "educare" il produttore».
In un GAS molta
importanza ha il produttore e la fiducia che gli si concede in base alla sua
capacità di produrre secondo una logica sostenibile, locale e di qualità. In
che modo scegliete e valutate i vostri produttori e come li fate conoscere ai
vostri aderenti?
«Come ho risposto alla domanda precedente prima di acquistare i prodotti di un nuovo fornitore facciamo una verifica poi testiamo i prodotti e dettiamo alcune condizioni che, fino a d'ora, vengono rispettate. In alcuni casi facciamo testare i prodotti ai soci che riteniamo più "esperti" nel settore e ci atteniamo al loro giudizio. Non è comunque facile trovare il giusto rapporto qualità-prezzo su prodotti non locali quali: olio, agrumi, farine, noci, etc. per cui a volte ci affidiamo all'esperienza di altri GAS e all'affidabilità del fornitore».
Mi può dare la sua
personale definizione di economia solidale e di consumo critico?
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