venerdì 12 settembre 2014

Intervista a Lucia Monjoj





Illustratrice, Artista


Intervista a Lucia Monjoi la bravissima illustratrice che ha dato corpo e volto alla nostra Eunomia.

Vorresti raccontaci in breve il mestiere dell'illustratrice?

«Con l’illustrazione si vuole creare un’immagine che abbia la finalità di rendere visivo e quindi reale un pensiero, un’idea o una situazione. Può essere solo un modo per arricchire un testo o per dargli forza e renderlo più efficace.L’illustratore o illustratrice hanno il compito di intuire quali siano le situazioni determinanti in un racconto, articolo di giornale o fiaba e rappresentarli nel modo più interessante e accattivante possibile.Ci sono diversi tipi di illustrazione, perché ogni cosa o pensiero sono rappresentabili; l’illustrazione pubblicitaria, quella a fumetti, per la scuola, per testi per adulti o per bambini.
L’illustrazione per bambini è la più realizzata perché offre un’infinita possibilità di stili ed espressioni.
Il mondo dei bambini è straordinariamente fantasioso ed evocativo e si presta a una totale libertà per noi illustratori».


Quando è scattata la molla che ti fa fatto capire che questa sarebbe stata la tua professione nella vita?

«Io personalmente non ho avuto un particolare momento in cui ho deciso per questa professione, ho sempre amato disegnare, da bambina passavo ore con matite e pennarelli in mano.
Dopo il Liceo Artistico si presentavano diverse possibilità e una difficile decisione: architettura, moda, grafica, gioiello, ma ho ritenuto il mondo dell’illustrazione il più affascinante e forse quello più lontano da un utilizzo concreto e decisamente commerciale del disegno, come negli altri indirizzi.
Ho sempre visto l’illustrazione come un’arte legata ad un mondo al di fuori della realtà, il mondo della fantasia e della creatività.
Amo molto la lettura e immaginare ciò che un testo può suggerire, anche questo ha contribuito decisamente alla mia scelta».

Come nasce l’ispirazione, che seguendo il tuo percorso creativo trasformi in segno e disegno?

«Questo dipende da ciò che ti viene richiesto di raffigurare, lavorando per gli editori ci si deve adattare alle diverse esigenze e richieste. Se si tratta di un racconto solitamente si è abbastanza liberi, se è un testo scolastico, ad esempio, si devono seguire indicazioni precise.
Nella produzione propria invece è diverso, si segue un’idea e si cerca di dargli forma.
È chiaro che più libertà si consente all’illustratore, più sarà in grado di esprimersi al meglio, troppi vincoli costringono a reprimere la propria personalità.
L’idea comunque parte sempre dal testo, è legata ad esso, motivo per cui l’illustratore è quasi sempre anche un grande lettore».

Ci delineeresti, da esperta, l'identikit dell'illustratore, quali sono le capacità e le 
conoscenze che deve avere per intraprendere oggi questa carriera professionale?

«Per poter fare questo lavoro è necessario avere innanzitutto una grande passione per il mondo delle immagini finalizzate ad un determinato messaggio; una grande tenacia, perché di questo lavoro molti non conoscono nemmeno l’esistenza; determinazione, le porte in faccia sono all’ordine del giorno e pazienza…, perché pochi capiscono ed apprezzano produzioni artistiche, infine una grande umiltà sempre: non sentirsi mai arrivati perché è solo così che si cresce e si migliora.
Per quanto riguarda la preparazione professionale, io personalmente ho seguito studi artistici: prima il Liceo Artistico di Novara, poi l’Istituto Europeo di Design a Milano, con specializzazione in “Illustrazione editoriale e pubblicitaria”.
Tali studi hanno costituito la mia formazione tecnica, mi hanno dato gli strumenti necessari per la conoscenza pratica di questo lavoro, anche se hanno rappresentato solo l’inizio di un esperienza in cui non si finisce mai di imparare.
È un lavoro che ci si costruisce giorno per giorno, anche osservando quello che fanno gli altri e quello che è stato fatto in passato.
Mostre e concorsi possono aiutare a conoscere e farsi conoscere».


Oggi è imprescindibile la conoscenza e l’utilizzo della strumentazione informatica per la grafica, il disegno e la produzione artistica, questo facilita enormemente il lavoro e, secondo il mio parere, a volte, livella molto il risultato a vantaggio di tutti ma a discapito della qualità tecnica e del talento legato alla grandissima capacità manuale di elaborare un’opera d’arte con le proprie mani.
Tu cosa ne pensi?

«L’utilizzo dei mezzi informatici oggi è presente in tutti i settori artistici, anche nell’illustrazione. Le possibilità che offrono questi strumenti sono infinite e molto interessanti, consentendo inoltre rapidità di esecuzione, possibilità di modifica, facilità di comunicazione.
Il lavoro è diventato più rapido, quindi più facile e accessibile a tutti.
Purtroppo molti giovani, pensando che il computer sia oggi il solo mezzo di comunicazione e produzione di immagini, saltano lo studio che riguarda la parte di esecuzione manuale, come il disegno e le tecniche pittoriche.
Questo è un grave errore, l’esperienza che ti consente di sviluppare la realizzazione di un’opera a mano è di fondamentale importanza: non si può, secondo me, disegnare a computer senza prima aver tenuto la matita in mano.
L’immagine digitale è uno sviluppo, un complemento e, se vogliamo, una crescita, che però deve aver fatto tutte le tappe.
Chi ama veramente l’arte dell’illustrazione non può non sentire la necessità di dare vita ad un’immagine partendo dal foglio bianco e utilizzando matite, pennelli, acquerelli, olio e quant’altro, è solo così che si sviluppa la personalità e ci si distingue gli uni dagli altri.
Secondo me, affrontare un’illustrazione realizzata a mano è più coraggioso e ti costringe ad uno sforzo creativo maggiore.
Io utilizzo molto il computer, però ultimamente mi è capitato di sentirmi richiedere lavori ad acquerello, segno che c’è un desiderio di tornare alla bellezza delle vecchie tradizioni, per questo motivo ho iniziato un progetto chiamato Scriptorium Graphicus: Alfredo Ghidelli, un mio collega graphic designer e docente accademico, realizza opere con il sistema della stampa tipografica a caratteri mobili, antica tradizione ormai scomparsa che trovo estremamente affascinante, il mio contributo è con disegni ad acquerello o comunque con tecniche miste a mano, l’utilizzo del computer è bandito!
Credo molto in questa iniziativa e sono fiduciosa che sarà apprezzata».

In un mondo virtuale, sempre più veloce, confuso e poco incline a sviluppare una memoria storica, quali sono, a tuo parere, i canali di comunicazione più efficaci per far conoscere la propria arte e per attivare realmente interscambi utili e duraturi?

«Creare, studiare, sperimentare sono cose interessanti e se vogliamo istintive, un completamento della personalità, imporle alla società richiede una capacità particolare di capire se quello che fai è quello che il pubblico vuole e la via giusta per diffonderlo oggi è molto difficile perché mezzi come internet veicolano tali e tante immagini e informazioni da disorientare chiunque.
Per questa ragione credo che sia utile utilizzare vecchi e nuovi sistemi di comunicazione, partecipare ad eventi, mostre, iniziative, oltre alla diffusione in rete.
Penso che internet abbia da una parte aiutato la comunicazione, ma anche creato una gran confusione, è difficile per chi non ha la conoscenza profonda di un settore riuscire a capire la differenza tra ciò che vale e ciò che illude.
Credo che i rapporti umani facciano la differenza se si vuole veramente farsi conoscere ed apprezzare, con i miei clienti ho sempre parlato e discusso, cosa che oggi è quasi completamente sostituita dalle email, affrontando inoltre sempre ogni singolo lavoro, anche il più piccolo, con grande serietà, dando sempre il massimo».

Collabori con importanti case editrici, conosci da addetta ai lavori il settore.
Oggi, parte dell’opinione pubblica e di esperti ritengono che il libro classico sia destinato a morire a breve a tutto vantaggio dell’e book, io personalmente credo, invece, che entrambi continueranno a coesistere perché appartengono a due mondi diversi ed a categorie di lettori molto differenti.
Qual è il tuo parere in merito?

«La penso anch’io così, l’e book può essere utile, pratico, magari per lo studio, la scuola, per quelle persone che vogliono muoversi e viaggiare con una biblioteca in valigia... ma il lettore di romanzi, racconti, magari illustrati, non può accontentarsi di uno schermo.
La piacevole sensazione che si prova a sfogliare un libro, l’odore della carta, la sua consistenza, la bellezza dei colori e l’espressività che si coglie nella differenziazione delle tecniche non si avrà mai a video.
Sono fiduciosa nell’affermare che il libro cartaceo non morirà mai, sarà solo possibile una scelta tra le due possibilità, forse le nuove generazioni saranno più portate a scegliere un e book, anche se mio figlio, 13 anni, ama leggere libri cartacei.
Sfido chiunque a leggere La ricerca del tempo perduto di Proust a video…
Aggiungo però che non sono contraria alle novità, l’e book può contribuire ad allargare il pubblico dei lettori, quindi ben venga».

In Italia chi lavora nel meraviglioso ed immenso mondo della Cultura si trova ad affrontare, per contro, un percorso per nulla facile.
Quali sono, secondo la tua personale esperienza, le difficoltà che si incontrano nell'intraprendere il tuo mestiere e quali, invece, le risorse ed i possibili vantaggi se si decide di rimanere a lavorare nel nostro paese?

«Le difficoltà sono molte, purtroppo nel nostro paese, in questo momento storico, non c’è una grande sensibilità per la cultura e per l’arte in genere.
Questo è dovuto a molti fattori, penso che la televisione abbia contribuito in gran parte ad abbassare il livello culturale generale con programmi spazzatura, con la semplificazione quasi primitiva della comunicazione in ogni settore.
Si tende a separare la cultura dal resto e considerarla appartenente ad un’élite, ciò è sbagliato e purtroppo l’esempio che viene dato dalle vecchie alle nuove generazioni non è positivo. La sensibilità per l’arte va coltivata sin dalla piccola età, i bambini sono molto ricettivi e attenti, ma il loro potenziale non viene colto che raramente.
È quindi difficile affermarsi nel nostro paese, anche se solitamente le capacità, il talento e la tenacia, fanno sì che possa diventare un traguardo possibile.
Se penso ad un possibile vantaggio nell’affrontare questo lavoro in Italia mi vengono in mente le tante, meravigliose opere d’arte che vi sono.
C’è un patrimonio artistico immenso che non può non alimentare la sensibilità e la fantasia di noi illustratori.
Paese quindi ricco di contraddizioni, bisogna essere capaci di cogliere ciò che vale».


Purtroppo in Italia l'Arte non ha una concreta attenzione ed un forte supporto da parte del Governo, che sembra non comprende mai appieno le sue enormi potenzialità a livello economico, sociale e culturale. Invece di potenziare il settore per creare un ROI reale: riduce progressivamente i fondi per l’arte, non si preoccupa di sviluppare una politica ed una legislazione ad hoc, a vantaggio non solo di un enorme comparto ma di tutto il Paese, riduce l’insegnamento, se non lo elimina del tutto, della materia nelle scuole, senza considerarne l’importanza per lo sviluppo della creatività e per l’apertura delle menti a 360°, lascia crollare e degradare patrimoni artistici senza confronti che sono il nostro vanto e che attirano milioni di visitatori e studiosi.
Tu sei un'artista e lavori nel mondo dell'arte, ne conosci luci ed ombre, vuoi fare un tuo personale appello per l'arte?

«La situazione che hai descritto purtroppo è reale e contrastarla è un’impresa titanica.
A me però non piace l’atteggiamento critico e pessimista, ritengo che una critica debba essere costruttiva e smuovere le coscienze.
Penso che si tratti di un atteggiamento autolesionista, la causa di questa inattività da parte del Governo e degli organi preposti è anche dovuto al quasi totale disinteresse della maggior parte della gente nei confronti dell’arte e della cultura.
Io stessa faccio spesso fatica a trovare persone disposte a prendere un treno per andare a vedere una mostra d’arte, o ad ascoltare un’opera lirica.
È quindi necessario alimentare la sensibilità artistica attraverso le scuole, con docenti in grado di appassionare, nel modo giusto, le giovani generazioni e far conoscere il mondo complesso ed affascinante dell’arte.
Pubblicizzare di più tutto ciò che è cultura anche attraverso i tanti mezzi di comunicazione presenti oggi nelle nostre vite.
Il nostro paese siamo noi a farlo: ognuno nel suo piccolo può contribuire alla rinascita culturale, comperando un libro, andando ad una mostra, preferendo una conferenza ad una pizzata con amici…
L’arte oltre ad essere un meraviglioso passatempo è un impegno.
Non posso immaginare cosa sarebbe la nostra vita senza ciò che ci regalano artisti, poeti, musicisti di oggi e del passato, fermarsi a contemplare un’opera d’arte è per me una delle esperienze più belle».










Barbara Saccagno