martedì 30 giugno 2015

The usefulness of fetal cells to cure Parkinson´s disease








La grande sfida di questi tempi è trovare il modo per intervenire e curare le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer o il Parkinson. I clinical trial deludono, molto probabilmente per una tardiva diagnosi della malattia, che si manifesta con una ventina di anni in anticipo sulla diagnosi rimanendo però asintomatica. 
Un’alternativa al trattamento farmacologico potrebbe essere quello di usare infusione di cellule nel cervello, quindi una nuova strada potrebbe essere percorsa. 
Purtroppo la soluzione è però ancora lontana.

Parkinson’s disease (PD) is a neurodegenerative disorder a. resulting from the depletion of dopamine-producing cells in the area of the brain called substantia nigra.
The progression of the disease foresees the arising of characteristic symptoms as tremors, muscle rigidity, sleep disturbances, bradykinesia, then it leads to cognitive decline and, in the final stages, to dementia.

Around 28 years ago in Sweden a pioneering treatment involved the injection of fetal brain cells into the brain of PD patients. 
Two trials in the US reported that there were no benefits from this procedure within the two first years following the injections, so the procedure was abandoned. 
Actually the patients improved dramatically their cognitive functions, but long time after the trials ended, around three or more years after the implants. 
The reason is that it may take several years for fetal cells to create connections with the resident cells in the brain. 
Only when the connections are created, the implanted cells can start releasing the dopamine, which is the neurotransmitter whose low level is responsible of the symptoms in PD. 

Since the improvements were not noticed, the idea of injecting fetal brain cells was not pursued until now when at the Addenbrooke´s Hospital in Cambridge the procedure was revived. A man received the injection of fetal cells, and physicians are optimistic that he can recover full controls of his movements within 5 years. 
The problem is that the team did not have enough cells to give the man a full treatment, they were only able to inject half of the brain´s man, but they hope to treat the other half soon. Their future plan is to treat 19 people in a cooperative trial between Cambridge and Sweden, but all depends on the availability of fetal cells from women terminating pregnancies.     

If the injection of cells is a potential strategy to cure PD, an alternative to fetal cells could be stem cells, which are undifferentiated cells that efficiently undergo differentiation in order to become specialized. 
Thus, it is imaginable to differentiate stem cells to dopamine-producing cells and then use these cells for the injection into the brain of PD patients. 
The use of stem cells can solve both the supply problem due to the donations of fetal cells and the problem due to a lack of scheduling, since nobody can predict when a donation will occur.

In conclusion, it seems that the scientific community is working hard testing different ways to delay the progression of the disease and/or cure the disease itself.

We all know that the scientific progress is a slow process, nevertheless it will end up with a stunning discovery.

Bibliography:


                                                                                                                                     Livia Civitelli, PhD












  
 Università di Linkoping Svezia - IKE

Credits Image - Brain Vector by Pauldizonr 

mercoledì 10 giugno 2015

Museo Laboratorio del Mortigliengo_Mezzana Mortigliengo, 07 giugno 2015. Aperitivo culturale: “Moneta complementare”







Relatori:
Francesco Bernabei e Alberto Gallo

Giornata splendida, da andare a farsi una passeggiata da qualche parte o un bagno al fiume, ma non tutti antepongono il dilettevole all'utile, così se l'argomento di un incontro è La Moneta Complementare qualche curioso si è trattenuto per partecipare.
Sarà che di questi tempi non è più blasfemo pensare ad altre forme di pagamento, sarà che l'Ecomuseo che ha ospitato l'incontro è luogo ricco di fascino e di storia fatto sta che grazie ai partecipanti c'è stato un bel confronto su un tema spinoso: il denaro.

Il tema della moneta complementare è un argomento al quale Francesco Bernabei si dedica da tempo e che spesso è poco conosciuto dal grande pubblico. Prima di raccontare cos’è e quali sono i progetti attivi in Italia è stato necessario fare un excursus sulla storia della moneta che dal passato ci portato alladozione dellEuro.
Da anni conviviamo con una crisi che paralizza il sistema economico, il denaro non circola, ove e quando possibile si tesaurizza perché manca la fiducia, c’è stagnazione eppure abbiamo un grande potenziale inespresso che soffoca per mancanza di moneta circolante.
Se il sistema tradizionale di pensiero, economico e finanziario, non ha risposte efficaci possiamo immaginare ce ne siano altre possibili?
I 65 progetti dedicati alla moneta complementare esistenti ed attivi ad oggi in Italia dimostrano che vi è la volontà di trovare un sistema di misurazione efficace del valore di scambio che sia in grado di ossigenare il sistema mettendo in circolo leconomia sociale, cioè quella che permette ad una comunità, piccola e grande che sia, di sviluppare e potenziare gli scambi basandosi sulla fiducia, perché non è il pezzo di carta ad essere fondamentale ma il valore che assume nel momento in cui lo si immette nel mercato azionando una transazione, altrimenti non ne avrebbe di per sé alcuno.
Vi sono ancora tante domande da porsi e molti passi da compiere ma è sintomatico che nellaria si senta, pur a fronte di mancanza di risposte assolute - daltronde chi può mai dire di averle? -, una maggiore consapevolezza nel sentire il bisogno di un cambiamento.

Alberto Gallo, intervenuto a completamento del panorama, ha parlato di due iniziative già esistenti ed attuabili: lo Scec ed il Piemex.
Il primo è uno strumento attivo in tutta Italia, a macchia di leopardo, che ha l'ambizione folle di promuovere una ricostruzione della comunità (sociale ancor prima che economica) a partire da un dono incondizionato, 100 Scec gratuiti al momento dell'iscrizione, che innesca una riduzione di prezzo circolare per gli aderenti, che così vedono aumentare il proprio potere d'acquisto a patto che lo usino per irrorare l'economia di prossimità, con ulteriori ricadute sul territorio.
In pratica, lo strumento serve per oliare qualunque iniziativa socialmente utile che voglia avvalersi di un patto di comunità: la decisione di usare uno strumento di misurazione del valore come lo Scec.
Tra aziende con p.iva questo si configura come uno sconto incondizionato (max 30%), che attira nuovi clienti e che al contrario dello sconto normalmente inteso non si traduce in un mancato guadagno, poiché può esser rispeso dentro al circuito. Ulteriore volano, la possibilità di scambiarsi cose al 100% quando si tratta di beni usati (allungandone così il ciclo di vita) o di prestazioni tra singole persone. Una sorta di banca del tempo non convenzionale, dove è il fornitore di servizi che decide quanto vuole per il suo lavoro, e si lascia ai partecipanti la decisione di accedervi o meno.
E poi, come ulteriore stimolo, il suggerimento: ma perchè non utilizzare gli Scec per dare un valore ad attività che nel mondo Euro non lo sono?
Come i lavori domestici, o lavori socialmente utili in generale, ma svolti con sempre più fatica dai volontari?
Il salto culturale è denso: si sta parlando di ridisegnare il concetto di benessere inteso in termini più ampi. Quello che nell'economia solidaria sudamericana è chiamato buen vivir.
Insomma, tentativi per riportare l'economia al servizio e non a dominio dell'uomo.

Il secondo strumento, Piemex, ha la caratteristica di poter lavorare sulla creazione del circuito con un'efficacia data dall'organizzazione professionale, mentre ArcipelagoScec è portato avanti da volontari in tutta Italia, che per quanto si possano impegnare non possono dedicare energie così consistenti. 
La funzione di Piemex (che replica il successo di Sardex sul territorio piemontese) è quella di metter in relazione le PMI di un territorio garantendo loro di poter effettuare scambi non inquinati dalla finanza, dunque al 100% in compensazione Piemex. Questo vuol dire che in pratica si creano le condizioni per un baratto multilaterale e multitemporale, che di fatto crea un patto sociale di accettazione di una valuta compensativa, svuotata del suo potere di riserva di valore e dove viceversa si rafforza la sua funzionalità di mezzo di scambio. Questo permette ai crediti Piemex di passare di mano molto velocemente, all'incirca 7-8 volte più velocemente dell'Euro che viceversa viene tesaurizzato di fatto bloccando l'economia e gli scambi.
Entrambi gli strumenti dunque hanno in seno la capacità di dare accesso ad un mercato complementare ed aggiuntivo, con pagamenti certi e da persone di fiducia.
Una dimostrazione pratica insomma di come una visione sociale solidale con opportuni strumenti possa creare valore economico reale e non solo ideale.
La scommessa dei relatori è che i due strumenti si possano integrare, vista l'identità di obiettivi e la diversità di funzioni che possono svolgere.
Se siete curiosi e volete saperne di più potete contattare Alberto Gallo al numero 347 5860754 o via mail michiamoalberto@gmail.com.
                                                                                                                                                                                                            A,Gallo

S                                                                                                                                                       B. Saccagno


S                                                               SAVE THE DATE _ 21 GIUGNO 2015
                        Prossimo Appuntamento con Gaia ed il risparmio alimentare


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domenica 31 maggio 2015

Aperitivi Culturali al Museo Laboratorio del Mortigliengo - Domenica 07 giugno alle 17.00!



07 giugno 2015
ore 
17.00

Moneta Complementare

con 
Francesco Bernabei
e con la partecipazione di
Alberto Gallo 




Cari amici di Eunomica Vi aspettiamo Domenica 07 giugno al Museo Laboratorio del Mortigliengo (Frazione Mino - Mezzana Mortigliengo) alle 17.00 per una chiacchierata sulle monete complementari da un inedito punto di vista...
A seguire un gustoso aperitivo ed in più potrete visitare l'Ecomuseo di Mezzana, parte della Rete Ecomuseale Biellese, che vi riporterà indietro nel tempo per conoscere la vita di borgata ai tempi dei nostri bisnonni, scoprirete tutto su canapa, olio di noci, aceto di mele...
Non perdetevelo!

Costo 08, 00 Euro a persona.
Bambini fino agli 8 anni, gratuito.
Aperitivi al Museo in collaborazione con Associazione Murceng, Associazione Gaia.
Info e prenotazioni
Lavinia 349 4113478
associazionemurceng@gmail.com




giovedì 23 aprile 2015

martedì 14 aprile 2015

Electricitas ha il patrocinio della Provincia di Biella

 
 












Il nostro Electricitas, in co progettazione con il Comune di Veglio, ha ottenuto il
Patrocinio della Provincia di Biella



Un altro step, si lavora dietro le quinte per realizzare Electricitas, state connessi!


martedì 31 marzo 2015

Riso Giglio, coltivato a Casaleggio (No) - Eunomica e l'agricoltura residuale





"Gaudentem patrios findere sarculo
agros Attalicis condicionibus
numquam demoveas..."

                                                     Orazio, Odi



Descrizione

Si tratta di un riso tipo basmati, (riso cosiddetto “profumato”), riconoscibile per il chicco stretto e allungato. Seminato in aprile 2014 e raccolto in ottobre, ha subito un trattamento di concimazione convenzionale in agosto: è stato seminato e diserbato a mano. È stato raccolto a macchina e successivamente essiccato ma non lavorato, conservando così tutte le glume esterne (la lolla).



Come Associazione Eunomica abbiamo partecipato a questo esperimento perché volevamo indagare quella che abbiamo definito “agricoltura residuale”: il nostro scopo era quello di capire se risultasse possibile coltivare un campo di riso – una delle coltivazioni agronomiche più impegnative - con impatto di energie minime e con un risultato accettabile, non avvalendoci di coltivatori diretti ma solo di cittadini appassionati e con impiego minimo di tempo.

Il riso ricavato, lo abbiamo tenuto poi completamente grezzo, per sperimentare piatti e ricette diversamente non realizzabili, per via della quantità di diserbanti e concimi che, di solito, rimangono sulle glume esterne e che non possono essere facilmente tolti. Questo riso non può essere definito “biologico” perché non proviene da un campo adeguato, né poteva essere sottoposto a certificazione. Nemmeno lo possiamo chiamare non trattato perché ha subito almeno un trattamento convenzionale: dato però che il numero dei trattamenti ordinari è di 14 per anno di cui almeno una decina sulle piante del riso, ci sentiamo di dire che quello che abbiamo ottenuto, è un prodotto decisamente poco trattato e adeguato ai nostri scopi. Resta inteso che non è un prodotto destinato alla vendita e che noi abbiamo ricevuto direttamente dai coltivatori che lo hanno prodotto, a titolo di “assaggio” e esattamente allo stesso titolo noi lo mettiamo a disposizione di chi vuole sperimentarlo.




Uso in cucina



Data l'integrità del chicco, i possibili impieghi in cucina sono diversi:

1)     Germogli, (in insalata, minestra o altro) siccome è presente l'embrione (il germe), si riesce ad ottenere il germoglio come si fa con il grano o la soia;

2)     Rejuvelac: si tratta dell'acqua di vegetazione in cui si sono messi a germinare i chicchi di riso. Procedendo come di consueto per la germinazione dei semi, dopo un paio di giorni a germinazione avviata, si conserva l'acqua che avrà una consistenza diversa dal solito, per le sostanze liberate dai semi e per il sapore acre e piccantino, accompagnato da un che di frizzante. Quest’acqua di vegetazione si può usare come base per molte preparazioni (brodi, zuppe, etc) meglio se al freddo: ci sarà un odore pungente ma non ignoto e sgradevole a chi è uso ai germogli da insalata;

3)     Latte di riso integrale: si mette a bollire il riso come nella preparazione del latte di riso normale ma avendo qui l'accortezza di togliere le scorze non appena cominciano a salire, filtrando poi il tutto;

4)     Sfarinato (polenta, latte di riso, minestra, etc): per mezzo di un potente mixer (con un motore superiore ai 500 Watt) si procede a tritare il riso. Si formerà un tritello misto con chicchi simili a quelli brillati e diverse scorze: si può setacciare il tutto per togliere parte delle scorze. Quello che rimane può essere ritritato fino a consistenza farinosa oppure lasciare un titolo di cruschello cioè con alcune scorze. Così può essere impiegato per i diversi piatti tipici del riso tradizionale, sapendo però che il sapore di questo riso sarà molto più forte del normale, in quanto la crusca conserva una parte di sostanza molto profumata e, onestamente, non gradevole per tutti: il latte di riso che si ottiene con lo sfarinato può essere ricavato a freddo e, in seguito, usato per preparazioni vegane come minestre fredde etc-;

5)     Tal quale (risottato o bollito): non è da tutti accettato ma è possibile anche consumarlo così com'è, le bucce conservate integralmente non piacciono quasi a nessuno ma va detto che possiedono una tale potere detergente sull'intero apparato digerente (dai denti fino al colon) che non sarà inutile ogni tanto fare lo sforzo di mangiare (forse “assumere” sarebbe più indicato) un piatto del genere;

6)     Polpette/polente/pasta/pane: insieme ad altre farine lo sfarinato può essere impiegato alla pari di altre farine, in quantità variabile a seconda del risultato che si intende ottenere e sempre tenendo conto del sapore che non è veramente mai indifferente al palato

Stiamo procedendo anche con altri esperimenti ma sono ancora troppo ai loro inizi. 
Per poter parlare dei risultati: se vi interessa, vi faremo sapere.












Francesco Bernabei
Presidente Eunomica APC



Intervista ad Alessandro Brandoni




C.T.A. Piemex



Vuoi scioglierci l’acronimo C.T.A. e spiegarci in cosa consiste la tua professione?

«Uno dei tanti elementi di valore che risiede nel progetto Piemex.net è anche quello di avere creato nuove figure professionali, completamente inedite nel panorama lavorativo. Da qui l’esigenza di elaborare, mi si passi il termine, una vera e propria tassonomia dedicata che consentisse di catalogare nuove realtà operative. Nella fattispecie CTA è acronimo di Community Trade Advisor che potrebbe essere tradotto in “facilitatore di scambi territoriali” ma io sono più affezionato alla definizione di “costruttore di comunità”. Si tratta di mettere in relazione imprese locali, liberi professionisti, famiglie e operatori del terzo settore stimolandoli a condividere valori e regole e ad adottare strumenti che consentano loro di essere più forti e resilienti di fronte all’aggressione economico sociale che quotidianamente siamo costretti a subire».


Piemex è un circuito di credito commerciale, come funziona nella realtà un circuito di questo tipo?

«Partiamo da uno dei problemi: la mancanza di liquidità, il denaro che non circola a sufficienza e che quindi non consente la corretta dinamizzazione di scambi di beni e servizi.
Aziende che non riescono a lavorare a pieno regime, che devono rinunciare a vendite per evitare rischio insoluti e conseguentemente tagliano sui costi alimentando un circolo vizioso che rende sempre più scarsa la massa monetaria circolante. In questo caso invece le aziende si fanno credito reciprocamente perché in Piemex il credito contabile diventa immediatamente monetizzabile e può essere speso per acquisti aziendali e personali. Le aziende possono addirittura cominciare ad acquistare prima di aver acquisito crediti e ripagare in seguito con vendite aggiuntive a nuovi clienti.
In pratica si crea un mercato complementare parallelo e aggiuntivo a quello tradizionale dove le imprese trovano la possibilità di scambiare tra di loro i beni e i servizi che il mercato “euro” non riesce ad assorbire. Il tutto attraverso una camera di compensazione (clearing house) dove i rapporti di debito-credito si sommano algebricamente a somma “zero”».


Piemex nasce dall’esperienza di Sardex, di cui è diretta emanazione, com’è nato il progetto e come si sta sviluppando?

«Piemex è il Sardex in “bagna cauda”. È una semplificazione un po’ cialtrona ma consente di trasferire in maniera chiara il concetto che il progetto declinato sul territorio piemontese riprende nella sua essenza gli aspetti fondanti che già risiedono nell’iniziativa dei nostri fratelli maggiori isolani.
Nasce grazie all’intuito e la determinazione di alcuni imprenditori torinesi che, appresa la volontà di Sardex di esportare il modello in altre regioni, si sono resi disponibili a replicare l’esperienza sul territorio piemontese. I risultati ci stanno dando ragione poiché l’interesse e la curiosità verso un nuovo modo di ripensare il sistema economico è giorno dopo giorno crescente».
  

In Italia è difficile modificare abitudini consolidate anche se nel cambio si trarrebbero innumerevoli vantaggi.
Non è facile, proprio per il contesto culturale di riferimento, far comprendere agli imprenditori stessi che un circuito di credito come Piemex aumenta le potenzialità e le disponibilità economiche, grazie ad un meccanismo molto semplice, dando nuovo ossigeno alla propria attività senza dover ricorrere ai tradizionali sistemi finanziari.
Quali sono i vantaggi per un’impresa che sceglie Piemex?

«La difficoltà maggiore consiste nel trovare imprenditori disposti ad aprirsi alla comprensione del progetto. Coloro che si avvicinano senza preconcetti o eccessive diffidenze invece ravvisano immediatamente le potenzialità di un progetto che consente per esempio di liberare liquidità, ottenere fatturato aggiuntivo, diminuire la propria esposizione bancaria, migliorare il cash flow aziendale e azzerare i tempi di pagamento. Inoltre nel mercato Piemex si creano relazioni e connessioni che generano valore sociale e culturale».


La crisi contingente sta paralizzando il paese. C’è bisogno di rivedere i modelli e di cambiare il sistema socio economico e culturale attuale se si vuole progettare un futuro migliore e più sostenibile.
I circuiti di credito e le monete alternative sono sicuramente strumenti interessanti per rimettere in circolo il capitale e le risorse.
Eppure, nonostante siano perfettamente legali e funzionino benissimo, c’è ancora una sorta di diffidenza verso questi sistemi, sebbene, in realtà siano pratiche antiche ed assodate, anche se riviste in chiave moderna.  Dovrebbe essere chiaro e noto a tutti come funzionano, invece non è così.
Quali sono le principali diffidenze ed i dubbi che sono più diffusi - spesso dettati dalla “non conoscenza” - circa monete alternative e circuiti di credito, stando alla tua esperienza diretta e quotidiana sul campo?

«Dici bene: la “non conoscenza”. Viviamo in un sistema che ci porta a dubitare di tutto ciò che non è veicolato dall’informazione generalista. Però cominciano ad esserci sempre più persone che si informano attraverso canali alternativi e questo consente loro di acquisire conoscenza e maggiore consapevolezza.
Il nostro compito è intercettare queste figure e partendo da loro creare un effetto emulazione in chi ancora oggi resta alla finestra.
Ti posso assicurare che accanto ai tanti imprenditori che trattano il progetto con sufficienza o  “ascoltano” con malcelata sopportazione ce ne sono altri a cui brillano gli occhi e sembra ti dicano che non aspettavano altro!».


Quali sono, secondo te, eventuali elementi di miglioramento del sistema Piemex, per renderlo ancora più funzionale e per aumentarne valore e potenzialità?

«Noi stiamo seguendo il percorso fatto in Sardegna, con il supporto e la conoscenza di chi ha già vissuto l’esperienza fin dall’inizio. I miglioramenti sono insiti nel percorso di crescita.
È evidente che con l’incremento della piattaforma di aziende presenti nel circuito si moltiplicano benefici e potenzialità e conseguentemente ci si potrà dotare di ulteriori strumenti operativi che potranno rendere il modello sempre più efficiente.».


Questa lunga crisi ha fiaccato fiducia, risorse e spirito, però, sembra che in questo ultimo periodo qualche cosa stia cambiando e ci sia un ritorno alla concretezza ed alla voglia di unire le forze per creare e crescere insieme, cambiando le visioni.
Incontrando ogni giorno imprenditori, in territori diversi, vedi anche tu margini di cambiamento oppure le cose nella realtà sono diverse?

«Ti confermo che c’è la voglia e il desiderio di partecipare a qualcosa di nuovo e diverso.
Si tratta solo di individuare modi e strumenti. Piemex offre una risposta a questa esigenza».


Vuoi darci la tua personale definizione di “economia”?

«Bella domanda. Credo che risalire alle radici etimologiche della parola aiuti a comprendere, per esempio, che “le regole della casa” hanno poco a che fare con grafici, equazioni matematiche ed indici di borsa.
Penso che ci sia stato un tentativo, riuscito, di espropriare il cittadino comune della facoltà di comprendere i meccanismi economici rendendoli ostici e complicati e quindi alimentando in ciascuno di noi l’intenzione di delegare ad altri il compito di entrare nei meandri di questa materia che si è voluta far percepire come complicatissima e inavvicinabile.
In realtà l’economia ha molto più a che vedere con i rapporti sociali, è filosofia, storia, geografia… cosa dici, si potrebbe sintetizzare ne “i conti della serva”?».


Cos’è una “moneta” e quale valore reale, intrinseco ed estrinseco, ha, o dovrebbe avere, in un contesto socio economico e culturale sano?

«Attenzione!
Stiamo parlando di un dogma  e ovviamente io ne ho una visione “eretica”…
Ho messo nero su bianco una riflessione che titola: “La moneta buona si ispira alla natura” che, per chi vuole, è disponibile sulla mia pagina FB. Alla moneta universalmente vengono attribuite tre funzioni:  mezzo di scambio, unità di conto, riserva di valore. Basterebbe sostituire la parola “riserva” con “misura” e buona parte dei nostri problemi sarebbe risolta.
Inoltre dovrebbe essere sempre disponibile, non emessa a debito e soprattutto non gravata da interesse. Può chiamarsi Euro, Lira o Sesterzio ma se non risulta chiaro a tutti che il vero valore risiede nella nostra capacità di produrre beni e servizi continueremo a subire passivamente le scelte di chi detiene il monopolio della moneta tradizionalmente intesa».










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